Panza nel mondo    

SESTA EDIZIONE  

CONCORSO NAZIONALE DI POESIA 

“Panza – Isola d’Ischia” 

dedicato alla 

SCIENZA

Il Concorso di Poesia “Panza – Isola d’Ischia”, nato nel 2002, fino alla 3a edizione ha avuto il nome di “Città di Panza”. Esso è organizzato dall’ “Associazione Giochi di Natale” e vanta partecipanti da tutta Italia.

Il Concorso ha lo scopo di stimolare la riflessione e la creatività e promuovere i valori umani, sociali e culturali. Ogni edizione ha una dedica, ma il tema è libero; vengono assegnati dei premi speciali alle migliori poesie aventi come tema quello della dedica.

Le opere, originali, non devono aver partecipato ad edizioni precedenti del nostro Concorso né aver vinto premi in altri Concorsi. Esse possono essere in lingua italiana o in dialetto; queste ultime possono essere accompagnate da una traduzione in italiano.

Le opere sono pubblicate oltre che nella presente raccolta anche sul sito Internet www.giochidinatale.it, dove si possono trovare gli elenchi dei vincitori, il regolamento completo e notizie sulle altre iniziative dell’Associazione.

Questa edizione è dedicata alla Scienza e, in particolare, alla figura del prof. Giulio Grablovitz, geofisico di fama internazionale e fondatore dell’ Osservatorio geodinamico di Casamicciola Terme. Nelle pagine seguenti trovate un saggio sulla Scienza del prof. Pietro Greco e una commemorazione del Grablovitz.

Si ringraziano i partecipanti, i membri della Giuria, Maria Cristina Sapio che ha curato il presente libretto, Don Pasquale Sferratore per la stampa del libretto, tutti coloro che hanno collaborato, e voi lettori sensibili all’arte poetica.

Il Consiglio Direttivo:

Presidente: Mario Miragliuolo  -  Vice-Presidente: Luigi Castaldi  -  Segretario: Vincenzo Fiorentino 

  Tesoriere: Giuseppe Magaldi -     Vice-Tesoriere: Vincenzo Maltese

 

Scienza  di Pietro Greco 

                Dire cosa sia la scienza non è impresa semplice. E neppure è facile dire se esista una scienza, intesa come corpus organico di conoscenze, o se esistano, invece, una serie di discipline scientifiche più o meno collegate tra loro.

                Eppure esiste un’attività dell’uomo che può essere chiaramente definita scientifica. Anche avendo a disposizione un intero volume non potremmo fornire che una pallida idea di come e di quanto l’attività scientifica abbia modificato la percezione che l’uomo ha del mondo che lo circonda e di se stesso. Ma l’attività scientifica ha prodotto molto di più che il cambiamento della nostra percezione della realtà. Ha prodotto una quantità enorme di conoscenza intorno alla natura. Conoscenza fisica, chimica, biologica, medica, psicologica, antropologica, economica. Conoscenza matematica. E questa conoscenza, inattingibile a ogni altro tipo di ricerca non scientifica, ha conferito all’uomo una capacità enorme di intervenire sulla natura (tecnica). Ormai tutto il processo di innovazione tecnologica è fondato sulla conoscenza scientifica. L’economia, la società, gli stili di vita dell’uomo, una volta solo in Occidente oggi sempre più in tutto il mondo, sono informati e potremmo dire fondati sulla conoscenza scientifica.

                Nessun altra forma di cultura dell’uomo negli ultimi secoli ha prodotto così tanto e in ambiti così vasti.

                La scienza, qualsiasi cosa intendiamo con questa parola, dunque esiste. E ci impone di fare uno sforzo di definizione. Dal quale non ci sottrarremo. Anche se sarà, per forza di cose, uno sforzo limitato, senza alcuna pretesa di completezza. Anzi, il nostro sarà un tentativo volutamente parziale e persino un poco provocatorio (che poi proveremo a correggere). Il cui solo obiettivo è stimolare la curiosità del lettore e indurlo ad approfondire gli argomenti che tratteremo. Ma poniamo fine agli indugi e veniamo alla definizione promessa.

                La scienza è un «accidente congelato». Un felice incidente della storia. E non il risultato ineluttabile dell’evoluzione umana.

                Quello, storico, che abbiamo appena proposto è uno dei possibili approcci al tentativo di definire la scienza. Insieme a quello sociologico. O anche a quello psicologico (psicologia). È un approccio penetrante: perchè se vogliamo cercare di capire cosa sia la scienza, dobbiamo verificare come si è storicamente sviluppata l’attività scientifica dell’uomo. La dimensione storica ci fornisce la misura forse più profonda della scienza. Tuttavia l’approccio storico allo studio dell’attività scientifica dell’uomo non è completo o, almeno, non è completamente fruttuoso se non è accompagnato da una definizione epistemologica. In altri termini, non possiamo tentare di ricostruire l’invenzione della scienza da parte dell’uomo, se non diciamo, più o meno rigorosamente, cosa intendiamo per scienza.

                Un modo parziale, ma utile, di definire la scienza in termini epistemologici è quello di distinguere tra «scienze esatte» e «scienze empiriche». Già questa distinzione è foriera di polemiche. E, quindi, il lettore può tranquillamente discuterla e, comunque, farà bene ad assumerla con prudenza. Tuttavia essa ci aiuta a fare chiarezza e quindi, almeno in prima battuta, può essere accettata.

                Nel definire cos’è la «scienza esatta» possiamo prendere a riferimento i caratteri distintivi che individua il matematico e storico della scienza Lucio Russo, con una sola, ulteriore sottolineatura, che prendiamo a prestito dallo storico della medicina Mirko Grmek.

                Esatta è, per Lucio Russo, la scienza che si fonda sulla teoria e ha tre caratteristiche:

                1. Le sue affermazioni non riguardano oggetti concreti, ma enti «teorici» specifici. Lucio Russo ci ricorda, per esempio, come la geometria euclidea parli di angoli e segmenti, mentre in natura non esistono né angoli né segmenti. E che la termodinamica parla di temperatura ed entropia, anche se in natura non esiste qualcosa che possiamo chiamare temperatura o entropia.

                2. La teoria scientifica utilizza una logica di tipo ipotetico-deduttivo. Propone pochi enunciati fondamentali sui suoi enti teorici (che in genere chiama assiomi, postulati o principi) e ne deduce in modo rigoroso e coerente le conseguenze. La teoria, sostiene ancora Russo, è un metodo generale per risolvere un numero indefinito di problemi. Che consente di individuare quello che, al suo interno, è vero e quello che invece è falso.

                È bene ribadire che la verità e la falsità individuate dalla teoria non sono assolute, ma sono verità o falsità interne al sistema teorico. Per esempio, l’affermazione che due rette parallele non si incontrano mai non è una verità assoluta. Tuttavia è una verità inoppugnabile all’interno della geometria euclidea. Naturalmente, per ogni teoria scientifica come per ogni sistema logico-formale, valgono i limiti di completezza evidenziati da Kurt Gödel. E quindi anche il concetto di verità all’interno di un sistema teorico va ben definito.

                3. Le applicazioni al mondo reale delle teorie scientifiche avviene mediante «regole di corrispondenza» tra gli enti teorici e gli oggetti concreti. Il metodo per verificare le regole di corrispondenza tra teoria e realtà è quello sperimentale. Il metodo sperimentale varia da disciplina a disciplina e non fornisce garanzie assolute sulla verità o sulla falsità della corrispondenza tra teoria scientifica e realtà naturale. Quando io verifico con un esperimento che l’entropia di un sistema isolato tende a crescere, trovo una corrispondenza perfetta con la teoria termodinamica. Ma neppure in questo caso ho la certezza che il secondo principio della termodinamica sia una verità fisica assoluta. Ho solo una teoria coerente, la teoria termodinamica (peraltro integrata con una serie di altre teorie fisiche coerenti) corroborata, per dirla con Karl Popper, da una serie enorme di esperimenti e di osservazioni. Il secondo principio della termodinamica rappresenta molto bene la realtà così come la conosciamo adesso. Ma nulla vieta, almeno in linea di principio, che tra un attimo faremo un’osservazione o realizzeremo un esperimento che viola la teoria termodinamica.

                Sempre in linea di principio, nulla vieta neppure che possiamo riuscire a costruire una nuova teoria termodinamica internamente coerente e che interpreta altrettanto bene i fatti (osservazioni ed esperimenti). Le due diverse teorie potranno convivere per un certo periodo, fino a quando una nuova osservazione o un nuovo esperimento non daranno ragione a l’una e torto all’altra. Avremo, allora, una teoria che rappresenta meglio la realtà. Ma ancora non avremo la certezza assoluta della perfetta corrispondenza con la realtà.

                Tra il 1916 e il 1919 abbiamo avuto due teorie diverse della gravitazione, quella di Newton e quella di Einstein, ma perfettamente equivalenti per un fisico, perchè interpretavano entrambe bene le dinamiche gravitazionali note dell’universo. Solo nel 1919 un’osservazione cruciale (la deviazione della luce a opera del campo gravitazionale del Sole) fornì l’indicazione che la teoria di Einstein era «più vera» di quella di Newton. Ma, come riconosce lo stesso Einstein, non abbiamo la certezza che la relatività generale sia la teoria definitiva. Anzi, Einstein stesso era convinto che la sua teoria è parte di una teoria ancora più generale e più prossima alla verità.

                La scienza esatta può, dunque, essere definita come un processo abbastanza tortuoso e in ogni caso asintotico di avvicinamento alla (spiegazione della) realtà o, se si vuole, alla verità.

                Tuttavia c’è un ulteriore e decisivo carattere che distingue la «vera» scienza da altre attività culturali o anche di ricerca che non è possibile definire vera scienza. E questa caratteristica della vera scienza, come sottolinea Mirko Grmek, è la «sistematicità» con cui l’attività di ricerca verifica la corrispondenza tra teoria e realtà. Ovvero è la sistematicità con cui applica il metodo sperimentale.

                Non basta avere una teoria scientifica coerente e verificarla di tanto in tanto con osservazioni o anche esperimenti. Occorre che questa verifica avvenga in modo costante e sistematico. E diventi un modello per lo sviluppo di attività tecnologica.

                Definita (provvisoriamente) in questo modo la scienza, vediamo perchè essa è (probabilmente) un accidente congelato. Beh, il motivo è che questo approccio culturale che abbiamo definito scienza esatta è un approccio, come sostiene il fisico Alan Cromer, analitico e oggettivo. Capace di navigare contro il senso comune e di inoltrarsi molto in profondità in questa navigazione tanto inusuale da risultare quasi innaturale. La scienza è «uncommon sense», senso non comune, perchè, sostiene ancora Cromer, l’inclinazione del pensiero umano tradizionale è associativo e soggettivo. E questa inclinazione associativa e soggettiva produce in modo naturale una rappresentazione ingenua del mondo. Produce «fisica ingenua».

                La leggenda vuole che Galileo Galilei sia inutilmente salito sulla Torre pendente per cercare di dimostrare agli «ingenui» Pisani che contrariamente alla fisica aristotelica, che è una fisica (almeno in prima battuta) fondata sul senso comune, due gravi di diverso peso, lasciati cadere dalla medesima altezza, raggiungono terra nel medesimo istante. Ma ancora oggi persino uno studente di fisica incontrerebbe le medesime difficoltà dei Pisani coevi di Galileo a immaginare e ad accettare di primo acchito i risultati di quell’esperimento. Perchè quei risultati si spingono oltre il senso comune. Sono senso non comune. E perciò consentono di scoprire la realtà nascosta solo a chi possiede una solida cultura, analitica e oggettiva, lontana dal senso comune.

                Per accettare la logica scientifica occorre una cultura analitica e oggettiva matura e ben allenata.

                Questa definizione di scienza come «uncommon sense», come cultura quasi innaturale, farà indispettire qualche antropologo culturale. Tuttavia è corroborata dalla storia dell’uomo. Nei circa duecentomila anni della vicenda di Homo sapiens la scienza esatta (con i suoi enti astratti, con le sue teorie coerenti e con le sue regole di corrispondenza fondate sul metodo sperimentale e sistematico) è sbocciata, infatti, una sola volta. O, forse, due. La scienza esatta è nata certamente in Europa, nel XVII secolo. E, se ha ragione Lucio Russo, è nata anche nel bacino del Mediterraneo in periodo ellenistico (ellenistica scienza).

                Anche l’Islam, per una lunga fase, ha avuto un’attitudine culturale di impronta scientifica, ereditata dall’ellenismo. E in molti paesi islamici si è avuta una fiorente attività che potrebbe forse rientrare nella definizione, piuttosto ristretta, che abbiamo dato di scienza. Ma, qualsiasi cosa si pensi della scienza islamica, è certo che essa può essere considerata una derivazione, più o meno diretta, della scienza ellenistica.

                Oltre questi due o tre appena citati non abbiamo altri esempi di scienza esatta sviluppata da una qualche altra società umana. L’Egitto, la civiltà dei Sumeri e poi degli Assiro-babilonesi, l’India, la Cina hanno sviluppato culture molto sofisticate. Anche di indagine sulla natura. Ma nessuna di queste civiltà ha sviluppato mai una scienza fondata su enti astratti, su teorie coerenti, sul ragionamento ipotetico-deduttivo, sulla sistematica verifica sperimentale. 

                Neanche la Grecia classica ha sviluppato una simile cultura scientifica. Sebbene la Grecia classica abbia creato le premesse perchè poi l’ellenismo, forse l’Islam e certamente il Rinascimento europeo sviluppassero attività pienamente scientifiche e attività tecnologiche fondate sulle conoscenze scientifiche.

                La Grecia classica ha, infatti, sviluppato quello che Alan Cromer chiama pensiero analitico e oggettivo. Di più. I filosofi greci hanno dimostrato di saper risalire la corrente del senso comune e hanno dimostrato una straordinaria capacità di ragionare su enti teorici astratti e di persino di elaborare sistemi teorici coerenti, impostati con un metodo ipotetico-deduttivo.

                Ci sono stati casi, nella Grecia classica, finanche di tentativi di sperimentazione e di applicazione tecnologica. Con la medicina di Ippocrate, per esempio. Ma mai questi tentativi hanno raggiunto la sistematicità necessaria a una scienza esatta.

                La scienza esatta è nata in periodo ellenistico ed è poi rinata in Europa nel XVII secolo. Su una base culturale unica a lungo preparata nella Grecia classica. Né il pensiero analitico e oggettivo, né la scienza esatta sono mai nati in altre società o in altri periodi. Entrambi sono «accidenti congelati» dell’evoluzione culturale umana, frutto della contingenza storica e non di una qualche necessità. Per una contingenza della storia e non certo per meriti genetici, infatti, i Greci in epoca classica hanno sviluppato una società democratica adatta a generare, sostenere e allenare il pensiero analitico e oggettivo.

                Per una contingenza storica questo pensiero è riuscito a distillare nella peculiare società ellenistica e, soprattutto, ad Alessandria d’Egitto prima e - dopo oltre un millennio - nella peculiare società dell’Europa rinascimentale poi un pensiero scientifico compiuto.

                La scienza è dunque il frutto di una contingenza storica, di un doppio e felice «accidente congelato». Se la sua storia dovesse ripartire da zero, non è detto che dopo duecentomila, un milione o dieci milioni di anni l’uomo riuscirebbe di nuovo a inoltrarsi lungo una strada così lontana dal senso comune e a reinventare la scienza.

                D’altra parte, l’ascesa e la caduta della scienza ellenistica ci dice che, così come è stata inventata, l’attività scientifica può essere dimenticata. La cultura scientifica non è, dunque, una cultura acquisita per sempre. Ma deve essere riconquistata giorno per giorno.

                Naturalmente la scienza non si esaurisce tutta nella scienza esatta di cui abbiamo parlato finora. Ed è tutt’altro che un monolite.

                Lo sviluppo delle conoscenze biologiche, per esempio, ci dice che ci sono scienze che non si riconoscono totalmente nella definizione di «scienza esatta», perchè, a causa della loro intrinseca complessità, hanno una dimensione storica ineludibile e persino preponderante. Queste scienze godono di una piena autonomia epistemologica (biologia) e di una pari dignità culturale rispetto alle scienze che, come la fisica o la chimica, rientrano nella definizione di scienza esatta. Per due motivi.

                Primo: anche le scienze storiche, come dimostra la biologia, e più in generale le scienze empiriche, benché non raggiungano il livello di astrazione tipico delle scienze esatte, possono fondarsi su teorie logicamente molto solide, e, soprattutto, su regole di corrispondenza molto precise. Non a caso, infatti, la biologia produce, oggi, tecnologia scientifica con la stessa rapidità della fisica o della chimica.

                Secondo: anche le scienze storiche, come la biologia, benché dotate di un’ampia autonomia epistemologica, sono fortemente interconnesse con la congerie di discipline che forma l’ordito della scienza. Un ordito in cui vale, tendenzialmente almeno, il principio di non contraddizione. In altri termini, la biologia ha un suo statuto epistemologico autonomo. Ma non contraddice in alcun modo la fisica e la chimica: le leggi (legge) della fisica e della chimica sono anzi vincoli ineludibili per la biologia. La biologia, la chimica e la fisica benché discipline dotate di ampia autonomia teorica formano un ordito unitario perchè si riconoscono tutta nel principio metafisico del riduzionismo costitutivo.

                Possiamo, quindi, definire scienze tutte le discipline che rientrano nella definizione di scienze esatte. Ma anche tutte le altre discipline che sono fortemente collegate con le scienze esatte e che, almeno tendenzialmente, non entrano in contraddizione con le scienze esatte.

                La psicologia è certamente scienza. Perché , pur non essendo esatta, è fortemente collegata con le scienze esatte e, almeno tendenzialmente, risponde al medesimo principio di non contraddizione.

                La parapsicologia non è certamente una scienza. Perchè, oltre ad avere vaghe regole di corrispondenza tra teoria e realtà, non è collegata strettamente con le discipline scientifiche e non risponde al principio di non contraddizione con le altre discipline scientifiche.

 

                Letture

- Giovanni Boniolo e Paolo Vidali, Filosofia della scienza, Bruno Mondatori 1999

- Alan Cromer, L’eresia della scienza, Cortina, 1996

- Ernst Mayr, Storia del pensiero biologico, Bollati Boringhieri, 1990

- David Odroyd, Storia della filosofia della scienza, Il Saggiatore, 1989

- Lucio Russo, La rivoluzione dimenticata, Feltrinelli, 1996

 

 

RICORDO DEL PROF. GIULIO GRABLOVITZ

Note biografiche

Giulio Grablovitz nacque a Trieste nel 1846 durante l'occupazione austriaca; conseguì la cittadinanza italiana nel 1876. Studioso di fisica terrestre e fisica cosmica incominciò presto ad occuparsi di astronomia e mareografia. Nel 1874 pubblicò il suo primo lavoro astronomico sul calcolo di previsione dei fenomeni celesti registrati a Trieste ed in Italia. L'anno successivo pubblicò tavole di maree, proponendo l'utilizzo di nuovi tipi di mareografi; realizzò il programma mareografico del Tirreno affidatogli del R. Comitato Talassografico e collaborò con il R. Istituto Idrografico della Marina. Realizzò studi sulla frequenza dei terremoti in relazione all'angolo orario della luna, si occupò di fumarole e delle acque termo-minerali dell'isola di Ischia, studiandone le caratteristiche in relazione alla temperature ed al livello marino. Nel 1876 pubblicò "Nuova teoria sismica delle maree" e nel 1878 "Rapporti fra i moti microsismici e l'azione lunisolare delle maree". La sua attività di sismologo iniziò nel 1885 quando fu chiamato a far parte della Regia Commissione Geodinamica istituita in seguito al terremoto di Casamicciola del 28 luglio 1883. Gli venne affidato il compito di fondare e dirigere il futuro Osservatorio Geodinamico di Casamicciola.
Il periodo della costruzione ed attivazione dell'osservatorio fu per Grablovitz particolarmente travagliato. A causa della scarsa qualità dei
lavori e dei materiali usati l'attività scientifica venne fortemente ostacolata.

Livelli geodinamici ad acqua di Grablovitz – 1894

Per Grablovitz si aprì una parentesi di polemiche e grande dissenso nei confronti del Genio Civile di Napoli, incaricato dalla Direzione Generale dell'Agricoltura, del controllo sui lavori svolti. Le difficoltà incontrate lo convinsero ad impiantare nella località di Porto d'Ischia una stazione sismica provvisoria che, anche dopo l'inaugurazione dell'osservatorio principale detto La Grande Sentinella di Casamicciola, rimase la sua sede di lavoro preferita. L'attività di ricerca di Grablovitz si concentrò nel settore della sismometria, con i suoi studi teorici e con le realizzazioni pratiche fece sì che la strumentazione sismica si evolvesse adottando criteri di registrazione rigorosi. Fu Grablovitz a mettere a punto un sistema per ottenere sismogrammi utilizzabili scientificamente. Elaborò, applicandole in seguito ai suoi strumenti, le teorie del punto fermo e delle tre componenti (due orizzontali, una verticale). Sulla scorta degli studi relativi alla diversa velocità delle onde sismiche egli indicò alcuni strumenti esistenti (modelli Cecchi e Brassart a pendoli verticali corti) come i più adatti per la registrazione delle onde sismiche "rapide" (p ed s). Fu un abile progettista e tecnico; ideò alcuni strumenti come i livelli geodinamici ad acqua e la vasca sismica (strumento a registrazione meccanica su tamburo rotante Richard con asse verticale, realizzato nel 1895 per lo studio dei terremoti lontani) destinati a registrare le onde di lungo periodo. Grablovitz riuscì ad ottenere con un unico strumento la registrazione di onde sismiche di diverso periodo.

                                    Livelli geodinamici ad acqua di Grablovitz

modificò a tale scopo i pendoli orizzontali Rebeur-Paschwitz ottenendo un nuovo strumento, che costituì il punto di partenza per l'evoluzione successiva della sua strumentazione sismica. Vasta è la produzione di scritti a carattere sismologico di Grablovitz, molti di questi interessano gli strumenti da lui ideati; alcuni prendono invece in esame l'idea di una organizzazione di sorveglianza sismica distribuita sul territorio nazionale e coordinata da un Ufficio Centrale. Sul finire della sua carriera Grablovitz pensò ad un ampiamento della rete sismica e ad un conseguente aumento di fondi che gli permettesse la sistemazione del suo osservatorio e l'assunzione di nuovo personale. Un decreto governativo di quei giorni decise un ridimensionamento della rete sul territorio e la soppressione di alcuni osservatori tra i quali quello di Ischia. Venne deciso il traferimento della stazione e delle strumentazioni di Casamicciola a Trieste sotto la direzione dello stesso Grablovitz ma un decreto successivo lo collocò a riposo con il titolo di direttore onorario dell'osservatorio. Trascorse gli anni più fecondi della sua attività scientifica negli osservatori dell'Isola d'Ischia seguendone le vicissitudini e non sopravvivendone alla soppressione. I suoi apparecchi simici furono premiati con medaglia d'oro all'Esposizione di Milano del 1906. Fece parte in qualità di consulente del Consiglio Direttivo di Meteorologia e Geodinamica, fu socio fondatore della Società Sismologica Italiana e membro della Società degli spettroscopisti. Giulio Grablovitz morì ad Ischia il 19 settembre 1928 all'età di 82 anni.

 

GIURIA

Presidente: Prof. Mauro Rossi Violinista 

Nato a Torino, all’età di 4 anni ha iniziato gli studi musicali.

Si è diplomato in Violino al Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Torino sotto la guida del Maestro L. Lugli. Ha seguito i corsi di perfezionamento del Maestro Franco Gulli.

Svolge un intensa attività musicale sia come solista, in duo con il pianoforte ed in varie formazioni di musica da camera esibendosi in Italia e all’estero ( Germania, Gippone, Grecia, Francia, Stati Uniti, Ai stria,Spagna ecc) ottenendo ampi consensi di critica e di pubblico. Premiato e vincitore in molti concorsi nazionali e internazionali. Ha suonato nelle orchestre della RAI e del Teatro Regio di Torino, con l’Orchestra da camera: “A. Stradivari”di Cremona con l’Orchestra “A. Toscanini” di Parma, con l’Orchestra Sinfonica di San Remo, con gli “Archi della Scala”. Nel 1985, per la Casa Discografica Clabes, ha collaborato con l’Orchestra “I Filarmonici di Torino” all’incisione dell’opera integrale di Frank Martin. Per quattro anni è stato docente di Violino al “Centro Studi Musicali” di Torino. E’ stato il direttore artistico e docente presso l’Accademia Musicale: “F. Durante”. Ha suonato il qualità di solista i Concerti Brandeburghesi di J.S.Bach con l’Orchestra del Teatro di Presov.

Nel 1993 ha suonato da solista con l’Orchestra da camera della Transilvania, con “I Solisti Partenopei”, con i Cameristi del Real Teatro San Carlo, con l’Orchestra da camera “F.Durante” . Primo Violino del quartetto d’archi “Omega”. Dal 1987 fa parte stabilmente dei primi Violini nell’Orchestra del Real Teatro San Carlo di Napoli. In occasione del “Vertice G7” ha partecipato in qualità di violinista allo spettacolo tenuto dal Teatro San Carlo presso il Teatro di Corte della Regia di Caserta per i sette Grandi del mondo.  Primo Violino Solista dell’Orchestra da camera “E. R. Duni” .  Ha collaborato con prestigiosi musicisti come : S. Accardo, Uto Ughi, Yehudi Menuhin, Mstislav Rostropovich. Docente di Violino in Master Class in Italia e all’estero. Presidente e socio fondatore dell’Associazione Musicale ”Città Vesuviana”. Presidente e fondatore del Centro delle Arti e dello Spettacolo “Ischia – Isola delle Muse”.

Oltre all’attività concertistica affianca una fervida attività didattica. Suona con un Violino “Egidio Kloz” del 1800.

Prof.Aniello D’Abundo

 Nato a Forio nel 1946, ha compiuto gli studi classici presso il Seminario Maggiore di Salerno conseguendo il diploma di studi filosofici superiori. Ha continuato gli studi teologici dai Padri Gesuiti nella Pontificia Facoltà Teologica Meridionale San Luigi.

Istitutore al Collegio “Denza” di Posillipo; responsabile A.C.L.I. dell’Isola d’Ischia negli anni ’70; presidente diocesano di Azione Cattolica; insegnante dal 1971 prima a Napoli, attualmente a Casamicciola presso l’ITCG “E. Mattei”.  Amante delle cose belle della vita: Natura e Arte.

 Dott. Pietro Greco

                 Pietro Greco, giornalista scientifico e scrittore, laureato in chimica, è direttore del «Master in comunicazione della scienza» presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste; project leader del gruppo di ricerca ICS (Innovazioni nella comunicazione della scienza) presso la stessa SISSA; consulente per la ricerca e la didattica nell’ambito del dottorato su Scienza e Società della SISSA; direttore della rivista internazionale JCOM (Journal of Science Communication) edito da MediaLab della SISSA; direttore della rivista Scienza&Società.

                Collabora dal 1987 con il quotidiano L’Unità, con il quindicinale Rocca, oltre che con numerose riviste e case editrici. È socio dell’agenzia di giornalismo scientifico Zadigroma.

È conduttore, insieme ad altri, del programma radiofonico Radio3Scienza, in onda quotidianamente sulla terza rete radiofonica della Rai.

                È stato coautore e responsabile scientifico di: Pulsar. Storia della scienza e della tecnica nel XX secolo, programma televisivo in 20 puntate prodotto dalla Quadrofilm e messo in onda dalla RAI (1999-2000), e di X Day. I grandi della scienza del Novecento, programma televisivo in 24 puntate prodotto dalla Quadrofilm e messo in onda dalla RAI (2001-2002). Le due opere, parzialmente integrate, sono pubblicate a partire dal 2007 in Dvd dalla rivista Le Scienze.

È stato Consigliere del Ministro dell’Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi.

È membro del “Gruppo di lavoro interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica”, presieduto da Luigi Berlinguer.        

È direttore di FEST 2008 (Fiera dell’editoria scientifica di Trieste).

Tra i suoi libri più recenti:

        Hiroshima. La fisica ha conosciuto il peccato; Editori Riuniti; 1995                         L’origine dell’universo; Editori Riuniti; 1998

        Evoluzioni. Dal Big Bang a Wall Street, la sintesi impossibile; CUEN; 1999

        Il sogno di Einstein; CUEN; 2000

        Einstein e il ciabattino. Dizionario dei termini scientifici di interesse filosofico;            Editori Riuniti; 2002

        Pianeta Acqua; Muzzio; 2004

        Einstein; Alpha Test; 2004

        Biotecnologie, Cittadella Editrice, 2004

        La Città della Scienza, Bollati Boringhieri, 2006

        Buongiorno prof. Budinich. La storia eccezionale di un fisico italiano, Bompiani,    2007

 

Inoltre:

        con Antonio Pollio Salimbeni è autore di Lo sviluppo insostenibile, Bruno

Mondadori, 2003

        con Cristiana Pulcinelli ed Enrico Girardi è autore di Contagio, Editori     Riuniti, 2003

        con Margherita Fronte è autore di Figli del genoma, Avverbi, 2003

vincitore del Premio Seronio 2004

        con Ilenia Picardi è autore di Hiroshima. La fisica riconosce il peccato, L’Unità,               2005

        con Settimo Termini, Contro il declino, Codice, 2007

 

Ha curato la pubblicazione dei volumi:

-    Bioterrorismo; Editori Riuniti; 2001

        Lo sviluppo sostenibile, CUEN, 2002

        (con Angelo Guerraggio), Scienza e Società, Pristem/Storia 16-17, Eleusi,    Università Commerciale Luigi Bocconi, 2006

        (con Settimo Termini), L’Italia oltre il declino, Franco Muzzio, 2007

Nel 2004 ha vinto il Premio Serono per la saggistica scientifica

 

Studentessa Sabrina Miragliuolo

 Nata a Berna (Svizzera) il 19/06/1986. Ha conseguito la maturità classica presso il Liceo “G. Scotti” d’Ischia ed attualmente frequenta la facoltà di Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli.

Tra i suoi maggiori interessi vanno segnalate le lingue. È madrelingua tedesca; fin da piccola è solita trascorrere ogni anno periodi più o meno lunghi in Svizzera. È sempre stata molto interessata alla lingua inglese: ha sostenuto vari esami del Trinity College, ha partecipato ad una vacanza studio a Londra, Oxford e Cambridge e preso parte ad un gemellaggio con un Istituto Superiore Inglese di  Middlesborough.

Ama viaggiare, ascoltare la musica e sopratutto lo sport. Segue appassionatamente il calcio, tifando sia per le squadre locali che per il Napoli, ed è stata dirigente della A.P. Virtus Panza nell’anno 2006/2007 .

Le sue ambizioni professionali sono diventare avvocato e procuratore sportivo.

Ha lavorato come hostess: per la FondazioneLa Colombaia” in occasione del Premio Internazionale Luchino Visconti, per il Comune di Forio in occasione della visita istituzionale della Principessa e dell’Ambasciatore di Giordania; e per l’Associazione Culturale Ischia Prospettiva Arte in occasione del premio IPA 2007.

Ha lavorato in ambito turistico.

 

Concetta Notarile

 nata a Ischia il 01/02/1963 1993 Laurea in Filosofia presso l'Istituto Universitario Orientale 1994 borsa di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici 1995 borsa di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Collaborazione con la cattedra di Filosofia Morale presso l'Istituto Universitario Orientale 1998 Diploma in Scienze Religiose presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Donnaregina" (Na) Insegnante di Religione presso il Liceo Scientifco "Einstein" .

 

Vincenzo Scotti

 

POESIE        (in ordine alfabetico)
 

 Bussola

 

N. S. O. E.

Nord sud ovest est.

A che servono la tua guida,

le tue indicazioni?

Forse a ritrovare me stessa

Persa in schemi non scelti da me

Ma dai primi avi

Cui donato fu l’intelletto!

Io so di essere persa

Forse tu stessa ignori

E t’illudi di essere viva.

A tentennare sei portata di natura.

Vani i tentativi di

spingermi in un senso

con il tuo pungente tentennamento.

Non sei cuore, non sei anima

Sei tu più persa di me.

 

 

Caterina Amalfitano

Lacco Ameno - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

               Gabbiani

 

Sostando nella brezza marina

Il vento soffia, gli occhi fessure inermi,

l’olfatto si acutizza.

E in un momento di tregua ecco

Una scena strana e quasi da sogno

A chi per primo si avvicina alla vita.

Il mare in fragore, le onde in subbuglio,

le sue spire in moto e lì gabbiani, immoti.

Par di osservare due scene insensibili tra loro.

Ma ecco l’ultimo raggio di sole,

quasi non volesse morire e dire:

-Eccomi sono ancora qui.-,

spiega le cose.

Come Giano bifronte,

chiaro scuro, bello brutto, buono cattivo,

Eolo agisce

Bruto sull’onde tremanti,

cortese coi gabbiani che,

no, non pugnano con lui,

ma come amorevoli figli

ne accolgono le carezze.

 

 

Caterina Amalfitano

Lacco Ameno - Napoli

 

 

 

 

Io ti voglio vedere

 

Io ti voglio vedere

guardare

parlare

dirti che senza di te

non posso restare.

Noi dobbiamo superare questo momento

perché lasciarsi adesso

sarebbe solo tormento.

Le nuvole andranno via

tornerà il sereno

del nostro amore noi

non potremo fare a meno

e la nostra vita dolcemente

si riempirà di nuove emozioni

e insieme sentiremo mille carezze

tante sensazioni.

Il vento si sta alzando e muove i tuoi capelli

li guardo incantato: come sono belli

e mentre mi sorridi

tutti i miei problemi mi fai dimenticare.

Penso che il nostro amore

è sempre più grande

e non mi puoi lasciare.

 

 

Pietro Aquila

Forio d’Ischia - Napoli

 

Nel cuore e nella mente

 

Mi sei rimasta nel cuore e nella mente

senza di te e dopo di te

non c’è più niente.

la spiaggia di Sant’Angelo mi dice

che tornerai

ci rivedremo ancora e io ti seguirò

dove tu vorrai.

So che mi porterai sulla montagna

verso nuove frontiere.

tutte le cose che

noi vedremo

saranno dolci

saranno vere

e saliremo in alto.

Di giorno verso il sole

e la sera fino alla luna.

Da quando ti ho conosciuta è nata

la mia fortuna.

Poi sentiremo il silenzio del cielo

e non ci sarà bisogno di parlare.

Come te io non dovrò chiudere

gli occhi per sognare.

mi aiuterai

mi stringerai la mano e io

vincerò le mie paure

io resterò sempre con te

e non avrò bisogno

di nuove avventure.  

Pietro Aquila  Forio d’Ischia - Napoli

 

        Chissà?

 

Chissà ? Se un giorno…

 

Le tue parole ,

 

saranno dei ricordi!

 

Il tempo scorre,

 

lunga è la notte e…oltre il sogno,

 

per adesso ci sei tu!

 

Mi aspetti ,senza pretese.

 

Dolci i tuoi occhi

 

Ove mi specchio ,nell’incanta passione.

 

 

Carmela Baldino

Casamicciola Terme - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

      L’essenza

 

Con la vita,

comincia il sogno ,

una stella,

la tua luce.

Un fiore,

una musica ,

un alito di vento,

la notte ,

l’alba,

il giorno.

Tutto è colore…

Odio,menzogne,vendette…

Tutto un sorriso.

Realtà che mentre sogni ,

ti rubano la vita.

Un gabbiano ,frà il cielo e il mare,

segna il confine ,

frà vita e sogno.

E…tu…con gli occhi …cerchi …la stella .

 

Carmela Baldino

Casamicciola Terme - Napoli

 

        Fiori dell'ade

 

Asfodeli biancastri

illuminavano la notte

nella nera prateria

ed io,

Cerere vagabonda

al limitar dell'Ade,

ammutolivo

mentre gocce di marmo

cadevano

a fiotti

dai miei occhi

spenti. E vuoti.

 

 

Angela Barnaba

        Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        Uomini
 
Uomini!
Vi ho visto
tutti in fila
nelle vostre case
dalle finestre aperte
i vetri spalancati
le menti vacue
gli occhi
fissi e vuoti
su schermi
fluorescenti
immobili.
 
 
        Angela Barnaba
          Forio d’Ischia Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                     Sc’nziatur

 

Si m vulaiss renn cunt

E quanta scienz  teng

Ndè c’rvegghie

M n jaiss cu e viecchie

A carrià m’negghie

Ccussì m mparass

Schitt e buon lu sapae

Ca nun m trov 

Usuliann a  ghior

Nd’nnaiss caigghie

C è fevz e caigghie

C è  or po putaiss

Cerr scorz e l’uorie

Mbeic sto ittet

Ncopp a nu liett

A schiul p’lucchie

E tutt quent m lic’n

Ma tu c accucchie?

Fe u saput e nun sep

Mengh e sal

P t mov meng

Lu scurrial

Ciec a nnenz

e nun vil a  ret

e po vo t’né crianz

ssaitt ghioc

e ffronta Ponz

 

Ciro Castaldi  Forio d’Ischia - Napoli

 

          L’Usignolo e il Pettirosso

 

Un giorno un usignolo bussò alla porta;
il pettirosso era ammalato
e lei lo guarì
con le sue amorevoli cure.

 

Il pettirosso voleva migrare
verso isole e orizzonti nuovi.

L’usignolo lo convinse a restare
per formare un nido
dove poter vivere tranquilli
lontano dai lidi.

 

Ma il pettirosso
amava il mare e il cielo stellato,
la luna e il sole,
la dolce e mite natura,
viaggiare e volare
verso i monti, i fari dei porti:
Santa Lucia, La Spezia, Porto Cervo,
Francia, Aiaccio e Porto Rotondo...

 

Venne tempo di tornare,
il nido c’era da preparare
e mamma usignolo
aveva bisogno di qualcuno
che aiutasse a covare le sue uova.

 

 

 

Tempo passò...

I piccoli ruppero i loro gusci.

Ben cinque beccucci affamati
venirono imbeccati
sino a quando spiccarono il volo
liberi di amare la natura.

 

 

Fermina Castaldi

Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        Piccola implume

 

Nascesti in un giorno di sole,
intubata lasciasti la mamma.
L’elicottero sorvolò
gli scogli squassati e ruggenti
mentre mani di giovin piangenti
ti accoglievano qual fiore del ciel.

 

Piccola Erika,

stella,
astro del firmamento,
sei gioia infinita per noi.

I tuoi occhioni neri,
le tue carni mulatte,
il tuo labbro sporgente
ora sorridono.

 

Il tuo papà è lontano
e tu, piccola implume,
gridi tutta la tua innocenza.

 

 

         Fermina Castaldi

Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

Voci ed ombre

 

Piccoli cirri sparsi nel ciel ,ad imbrunire lo sguardo dei presenti.

Rumori assordanti di cose passate, rumori placati di cose presenti..

Chiaro e sfumato tra il ciel iridato si trova quella perla di vita,

che irradia l’etere nel suo reale.

Tra un paesaggio di siti e di pini si trova all’ombra la via marina,

brezza inebriante di una dolce sera.

Tra  profumi estasianti ed uccelli cinguettanti,

ecco che è giunta per noi la sera,

sito: di vita, d’inganno e di mistero

che penetra nell’uomo e lo fa prigioniero.

 

 

Graziella Castaldi

Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Pucci

 

Non credo avremo un altro gatto come Pucci,

lui era sempre pronto agli approcci.

Se gli si faceva una carezza

Pucci rispondeva con sveltezza.

Con la bocca e le zampette lui afferrava

chi spinto da tanta voglia lo accarezzava.

Gli piaceva nel morso mantenere

la parte afferrata, e così godere.

Allora tu dovevi piano piano dissuaderlo

a lasciare quella presa, cercando di distrarlo.

La migliore soluzione risultava

di stringergli la coda, e lui mollava.

Mollava, per riafferrarti prontamente,

volendo scodinzolar liberamente.

Perciò quando la presa aveva lui mollato

tu istantaneamente la coda avevi lasciato.

Comunque, anche se con zampette e bocca ti afferrava,

non vi erano problemi, perché lui scherzava.

 

 

Leonardo Castaldi

Panza d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

Ischia nella storia

 

Dalle viscere della terra sei uscita

come creatura da madre partorita,

prima di Noè e del diluvio Universale,

secondo gli esperti di storia naturale.

Lo scoglio bruciato per millenni fosti nomata

perché dal tuo vulcano sempre incendiata.

Dopo millenni di fuoco e di terrore

piano piano si calmo il tuo furore.

Anche su questo scoglio iniziò così la vita

e gente venuta da lontano vi si era stabilita

ma una nuova e tremenda eruzione

terrorizzò e scaccio quei poveri coloni.

Secoli passarono e i coloni più volte si scambiarono

su quest’ isola spesso deserta e il nome ti cambiarono

Pitecusa, Enaria, Inarime, Arime, Iscla

e da qualche millennio finalmente Ischia.

Quando le eruzioni alla fine erano cessate,

queste contrade vennero ancora tribolate

da corsari Barbari, Vandali, Ostrogoti, Saraceni,

per citarne solo alcuni di quei terribili predoni,

e questo fino a tre secoli ora sono

quando i corsari stabilirono un accordo coi Borboni.

E oltre a questo, guerre e terremoti

tormentarono la vita a stranieri e compatrioti.

perciò per i nostri avi qui fu vita dura

vissuta con molti stenti e con grande paura.

 

Leonardo Castaldi Panza d’Ischia - Napoli

 

D’Estate

 

Come à dolce,soave e sublime

 un sorriso di una donna di mezza età

in una fresca e dolce serata d’estate.

 

Un venticello caldo fa smuovere e sfrusciare

le foglie di una vecchia pianta d’ulivo,

che fu piantata con un gesto d’amore

 da colui che, a sua volta anche con un gesto d’amore

 mi ha iniziato alla vita.

 

Con un galante e gentil sorriso

rispondo a colei che mi ha distratto

dal mio rimuginar pensieri con la mente,

in una fresca ed incantata serata d’estate.

 

 

Luigi Castaldi Junior

Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Scienz

 

K bell’a cos kè a Scienz

È assaj kjù megghj e chegghj ca t pienz.

Ma pà tnè c’ vo a crvegghja fin

Ghjoucchj  schtet

e u cor affannet.

A vaqq adda ess csut,

a trippa vacant

e l coss ruciuliant

Ma l’è vist mej lu ntinn e nu scienziet?

Cua leng a for , ca t rir nfacc .

A’ capa  tauj, pckaè?

P t fa capè ca nta vita nost

Tutt è apparet.

Ca sì putent

o nu die e ftent

tien a ciort la livell.

Perciò nun t sigghjà

Andrizz st maschegghj

E ntiemp ntiemp fatt na rsat.

 

Luigi Castaldi Senior  Forio d’Ischia - Napoli

Traduzione:

Che bella cosa è la Scienza. Essa è molto migliore di quanto si possa  pensare. Ma per ottenerla occorre cervello fine, occhio vigile e cuore in ansia. Devi parlare quando è necessario, avere  degli stimoli,ed essere agile (nel pensiero) . Hai mai visto lo sguardo di uno scienziato? (Come Albert) ha la lingua in fuori e ti fa uno sberleffo Perché? Per dirti che nella nostra esistenza tutto è relativo. Sia un potente sia un  poco di buono hanno la fortuna di morire. Perciò non crucciarti, raddrizza i muscoli mascellari e di tanto in tanto fatti una risata.

 

A Briciola

 

Adesso che sei nuvola,

corri gioioso

nelle azzurre praterie.

Nell’assordante silenzio

di notti insonni, odo il ticchettio

dei tuoi passi felpati.

Nell’esasperante clamore di una ruota assassina

i tuoi occhi attraversano i miei.

Mi guardi, sorridi, mi sussurri:

“Ricorreremo insieme”

 

 

Luigi Castaldi Senior

Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sorrisi

 

Una stella che tramonta

a ponente

ci sfavilla sorrisi.

Un nembo rovescia

una tiepida doccia

sui corpi assetati…

Mani candide

s’elevano al cielo

per riempirsi d’amore

…intanto gli asfodeli sbocciano

e i bimbi corrono sui prati

e sulle piazze.

 

 

Annunziata Cavallucci

Jesi - Ancona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Strade bianche

 

Bianche, sinuose, polverose strade

s’irradiano maestre

per valli, fondi e piane

guide sicure

al viandante.

Strade bianche

scie luminose ai casolari

sparsi nelle valli:

cuori palpitanti

di vita e di mistero

mi piace camminare

sulla mia strada bianca e luminosa

quando a notte chiara

un brivido di stella sento

ammiccar la Luna.

 

 

Cavallucci Annunziata

Jesi - Ancona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

’A Scienza

 

’A scienza…

’o ssaje chedè?

lo sai cos’è?

È’ ‘na parola

ca dice tutto…

ma nun spiega niente;

…e nun ll’addimannà’,

ca, sta’ sicuro,

dint’a ’stu “tutto”

’e tutta chesta scienza...

nun truove maje

chello ca vuo’ sapè’.

 

Vincenzo Cerasuolo

Marigliano - Napoli

 

LA SCIENZA

 

La scienza…

lo sai cos’è?

È una parola

che dice tutto…

ma non spiega niente:

e non farle domande,

perché, stanne certo,

in questo “tutto”

di tutta questa scienza…

trovi mai

ciò che tu vuoi sapere.

 

’E Piezze

 

’O Pataterno ’nce ha dato ’a vita,

ca è ‘a cosa cchiù bella d’ ‘o munno;

 trattammola bona… e si po’ se scassa,

cu tutt’ ’e mezze cercammo ’e ’pparà’.

 

Qualunque machina è fatta cu ’e piezze…

se smonta, s’acconcia, se torna a muntà’;        

chelle so’ ’e fierro… e nuje simmo ’e carne…

ma pure nuje ce putimmo scassà’.

 

…E allora, cagnàmmole ’e piezze malate,

 ca doppo, cchiù nuove, ’e facimmo vulà’;

’o fegato, ’o core, ’o sango… che so’?!

…so’ ppiezze ca serveno a farce campà’.        

 

’A scienza, ’e ’sti tiempe, acconcia ogne ccosa:

nun ce sta piezzo ca nun po’ arreparà’;

però nuje ’na cosa nun ce avimmo ’a scurdà’:

chi ’a vita ce ha dato… s’ ’a po’ repiglià’.

 

…E allora, priammo cu fede ’o Signore,          …

ca ’e llacreme noste ’e sta sempe a guardà’:

 “Dio, stamme vicino, quanno ’sti piezze…

’nu cammeso janco m’ ’e vene a cagnà’!”.

 

 

Vincenzo Cerasuolo

Marigliano - Napoli

 

I Pezzi

 

Il Signore ci ha donato la vita

che è la cosa più bella del mondo;

trattiamola… bene e se poi si guasta,

con ogni mezzo cerchiamo di riparare.

 

Qualunque macchina è fatta di pezzi…

si smonta, si aggiusta, si torna a montare;

quelle son di ferro… e noi siamo di carne

ma pure noi ci possiamo guastare.

 

…E allora cambiamoli i pezzi malati,

che, dopo, più nuovi, li facciamo volare;

fegato, il cuore, il sangue… che sono?!

son pezzi che servono a farci “campare”.

 

La scienza di oggi aggiusta ogni cosa:

non c’è un sol pezzo che non può riparare;

però una cosa non dobbiamo scordare:

chi la vita ci ha dato… se la può ripigliare.

 

E allora preghiamo con fede il Signore,

che le nostre lacrime sta sempre a guardare:

 “Dio, stammi vicino quando questi pezzi…

un camice bianco me li viene a cambiare!”

 

 

Cerasuolo Vincenzo

Marigliano - Napoli            

     Incanto nella notte di San Lorenzo
 
Lacrima!
cielo stellato di lucciole,
di vividi cerchi raggianti.
Gocce dal torbido
Centro dell'universo.
 
Blu. Nero.
Notte.
Il cielo
già s'adombra.
 
Grandina stelle
la notte impetuosa
in sortilegi antichi.
 
Nebulose
di acqueo vapore
scivolano in magiche
acrobazie danzanti.
 
Brillano
i raggi biondi
nell'oscurità
agghiacciante.
 
Fa freddo.
Cadono stelle,
cade la pioggia, 
ma non il cielo.
 
Massimo Colella  Forio d’Ischia - Napoli
          Non so dire il perche'
 
Non so dire il perché,
il perché della strage
che venne.
Spogliate identità
sfilavano dinanzi
ai tristi araldi di morte,
squallidi 
funzionari
obbedienti.
Inganno degli inganni,
la vita che dà morte;
che semina strage;
vita che vita odia.
Ad Auschwitz il treno passa ancora;
il vento non sa, non può sapere;
il treno passa ancora; o forse no.
 
Chi mi dirà il perché,
il perché della strage
che venne? Se ha un perché la follia,
l'insana ragione dell'odio.
Trattengo il respiro: li sento.
Nell'aria li sento: ci sono, ad Auschwitz.
Ci sono: vittime che non rivedranno il sole.
Ma il vento non sa, non può sapere.
Nel vento sento confuse
le antiche voci e le grida e i silenzi.
 
No, non so dire il perché.
E non so dire se esiste.    
         Massimo Colella Forio d’Ischia – Napoli
 
         Luce oscura

 

Luce oscura

scoprii

leggendo suoni

dall’universo

con occhi ciechi.

Luce dall’anima

Sentii.

 

 

Giuseppe Curzi

Jesi - Ancona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Campania  Infelix

 

Poche certezze avevamo

in questa terra di

grandi contraddizioni:

la bellezza dei luoghi,

l’incanto del mare,

storia, cultura, natura,

tanti doni del cielo

per consolarci degli affanni.

Annosi problemi………….

ma ecco il raggio di sole

che ti riscalda il cuore,

il riverbero azzurro che

ti colora la giornata,

i suoni, i colori , i sapori,

le voci dei quartieri

e dei guagliuni

che ti accendono il sorriso.

Tutto appartiene al passato,

ora c’è il nulla o il troppo

che ci sommerge

L’hanno imbrattata

la cartolina,

l’hanno annientata

la nostra anima.

                                  

 

Patrizia Del Giudice

Quarto - Napoli

 

Alla scienza

 

Torre d’avorio

Di nobili intelletti

In te racchiudi il divenire del sapere umano

 

Torre assediata

Da nere tonache e

Da ignoranza antica

Illuminasti il secolo di nuova luce

 

Da allora con pentecoste laica

Infondesti al mondo della ragion virtù

Or commettendo orrori

Or generando frutti

Per nuova vita.

 

Torre d’amor di Ulisse

Abbassa sempre più

Il ponte che ti separa

Dal buio e dal degrado

E guida per nobili sentieri

Il cammino della speranza umana.

 

 

Raffaele De Maio

Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

         L’isola

 

 

Di greca stirpe

Nel ricordo scolastico

Ancor riecheggia  

Di Pithecusa il verso

 

 

Millenaria flora

Di sempre verde chioma

Tuttor ricopre la tua titanica roccia

Mandando al ciel profumo di bosco

 

 

Nelle tue vulcaniche rughe

Da dì remoti

Ninfe bagnanti

Danzano alle salutari fonti

Delle tue vene sommerse

 

 

Nei tuoi scenari fatti di rossi tramonti

Di bianche case,

Sparse come grappoli d’uva

Sui pendii assolati,

Storia, poesia e colori

Recitano la leggenda che ti canta

 

 

 

 

Dama tradita

Di un regno passato

Vivi oggi i tuoi giorni di prostituta d’estate

Mostrando empia

I tuoi seni rifatti di cemento notturno

E le tue ferite bruciate

 

 

Vaga il sentimento

Oltre il limite dell’azzurro mare

Alla ricerca del tufo verde

Sparso nella macchia,

come coniglio selvatico

o rara conchiglia

in cerca dell’ultima tana.

 

 

Raffaele De Maio

Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         La vita

 

La vita è come un fiore.

 

Quando sboccia è bello

a vedersi e a curarlo.

 

Il suo profumo ti inebria

e ti rallegra.

 

Quando appassisce è brutto

a vedersi, difficile a toccarsi,

il suo profumo svanisce

e ti rattrista.

 

La nostra vita è legata

alla natura del mondo,

tutto inizia e finisce.

 

La conoscenza delle scienze

è la logica di natura Divina,

la vita è la nostra morte

e quindi anch’essa legata

a questa logica!

 

 

         Anna Di Costanzo

         Barano d’Ischia - Napoli

 

 

 

          La noia

 

La noia dalla pigrizia nasce

e tutto intorno buio appare

 

da un anticamera di un finito amore sboccia

e di un’ eterna infelicità si parlerà.

 

Come un fiore secco,

un cielo oscuro e un mare agitato,

questa noia opprimere sempre fa,

ma se qualcosa vuoi cambiare

questa pigrizia dovrai eliminare

e più amore dovrai donare.

 

Se invece questa noia,

nel tuo cuore vorrà restare

perché pigro per ogni cosa sei

la vita per te difficile sempre sarà

e quelli che vicino ti saranno sicuro infelici

diventeranno.

 

 

          Anna Di Costanzo

          Barano d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

Un momento fuori dal tempo

 

Passeggio sul lungomare

una folata di vento

mi accarezza il viso

e stop.

Tutto è diverso intorno a me.

 

 

Respiro profondo e

ciò che ho davanti,

è un nuovo mondo:

cammino, e poco distante …  Te

Mi fermo per abbracciarti

riesco, per un attimo, a perdonarmi

ma dura poco quel momento,

portato via dallo stesso vento

che mi riporta alla realtà.

 

 

Esci di casa,

una folata di vento,

scompiglia i tuoi capelli,

ti chiudi nel cappotto e sembra

che una risata ti contagi, ti avvolga

continui a camminare ma

d’improvviso una sensazione

ti ferma, ti blocca e

in un momento, anche  te come me.

 

 

 

Via, sei fuori dallo spazio e dal tempo:

ti ritrovi seduto accanto a me,

non sapendo come, e cosa fare,

dai retta al cuore e

mi abbracci… per farti perdonare…

Ma poi anche per te

l’attimo finisce e mi devi lasciare!

 

 

Finisce in un’ attimo la

mia intera esistenza…

visto che non mi manca l’aria

ma mi manchi tu.

Cambierebbe tutto se oggi

tu fossi qui con me

perchè solo tu mi dai ciò

che serve per vivere

ad un innamorato…

 

 

Simone Foscardi

                                         Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

             ‘O cumizio

 

- Mi songo presentato all’elezioni,

badate, senza scopo personale,

ma per dar voce alle di voi ragioni,

che sento come un moto intestinale.

 

 

Io saccio quello che vi abbisognate.

‘O primmo posto ce stà ‘a Sanità.

Che rispunnite? Non vi vergognate!-

- San Vicienzo è d‘’o nuosto e resta ccà. -

 

 

- Che c’entra San Vicienzo, eh che crianza,

dicevo ê l’assistenza medicale.

Jammo annante, parlammo d’’a Finanza.

- Si  trova ‘e bborze ce facimmo male. -

 

 

- Io vi prometto un posto duraturo,

un posto fisso. No lavoro nero,

ma un posto eterno anche nel futuro. -

- E chistu ccà è nu posto ô cimitero .-

 

 

- Pe l’acqua  e ‘a  luce, nun ve preoccupate,

ce penzarranno ‘e sordi da Regione. -

.- Onorè, chelle già l’hanno tagliate ,

e stammo arreto pure cu ‘o pesone.-

 

- Sarete la bandiera e io sarò l’asta.

Lotto per voi e a voi vi aiuterò.

Voi ci mettete l’acqua e io metto ‘a pasta. –

- ‘A sarza ‘a mette soreta però.-

 

 

- L’acqua sarebbe ‘o voto, è naturale,

che voi sicuramente mi darete.-

- Accattateva l’acqua minerale,

è cchiù sicura e ve luvate ‘a sete.-

 

 

-Pe vuije sarraggio come un salvagente,

come un porto sicuro. Il vostro scoglio-

Scennette , m’abbracciaje e, scasualmente,

me so’ truvato senza portafoglio.

 

 

Raffaele Galiero

Cosenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Triste Natale

Nel brillare di luci multicolori,                                           si nascondono magiche illusioni
accese nel gelido calore di una notte millenaria             Fra i passanti cerco il tuo volto sorridente,                 cerco la tua voce rassicurante
                                              a ricordarmi che è di nuovo Natale…
Ma che Natale sarà se tu non sei più con noi?
Non riesco più a sentire quel misterioso fremito di vita attraversarmi il cuore,                                                   mentre tu facevi l’albero,                                                         per noi,                                                                                con tutto il tuo amore…                                                      Le montagne del presepe restano vuote e                          il laghetto di carta argentata non riflette la stessa luce.
Quest’anno non sento di essere migliore,                    nella notte Santa,
non farò nuovi propositi                                                 tanto so che l’indomani
                                                saranno già passati.                                                                   Nel silenzioso brusio di una chiesa,
tra le devote anime di cristiani praticanti e peccatori, che per una notte cercano il perdono,                    quest’anno cercherei solo te!
Sento solo il doloroso desiderio di averti ancora qui,
mano nella mano,
anima nell'anima,

 

 

mente nella mente.
Tra i volteggi di respiri caldi

trasformati in vapore che sale al cielo,
l'unico pensiero è per te papà
così distante                                                                 eppure così incredibilmente                                          vivo e vicino al mio cuore…
Buon Natale!

Roma, 8 Dicembre 2007

                       Giulia Maria Giardini                                                                                             Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Via da Palermo

 

N’Paliermu nun ci à stari, u vo’ capiri?

Pi l’artisti nustrali nun c’è abbientu.

Si un licchi u culu ‘e capi ti nnà ghiri.

Fatti a bilici e curri cuomu u vientu.

 

Mafia, partiti e pila fannu i giri.

Ccà vannu e viennu “geni” nto ‘n mumientu!

E mentri sti schifiati su ‘n putiri,

disii chiddu chi passa lu cummientu.

 

Iddi annu a carni e tu ti vivi u bruoru,

tu, ca si artista e brilli cuomu l’uoru,

nun t’a firi di stari nta sta puzza,

 

mischinu tu, ca si pisci i cannuzza!

Parti  e c’a corda a to bilici attacca.

Ma si tuorni, cu chista a tutti inchiacca!

 

Traduzione: A Palermo non devi starci, vuoi capirlo?/ Per i nostri artisti non c’è sorte./ se non fai il lecchino ai capi devi andartene./ Fai la valigia e corri come il vento./ Mafia, partiti e soldi turbinano./ Chè vanno e vengono “geni” in un momento!/ Mentre questi schifosi hanno il potere,/ desideri anche ciò che passa il convento./ Loro hanno carne e tu bevi brodo/ tu, che sei artista e brilli come l’oro,/ non ce la fai  a stare in questo puzzo,/ povero te, pesciolino all’amo!/ parti e con un laccio lega la valigia./ Ma se torni, con questo impicca tutti!

                                           Antonio Giordano Palermo

 

 

Il Male Oscuro

 

E’ buio l’amor, senza fretta.

E porta con sé mille vite.

 

Le dita, la polvere infetta,

quel grigio che fu sigaretta;

le gote e la bocca impietrite

con stelle di già incenerite.

Il pronao aguzzo e spiovente

di un lugubre tempio silente

che tende una mano di niente.

 

 

Antonio Giordano

Palermo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Colleghi del “Mattei”

Coi pilastri e le maschie colonne
il “Mattei” come un mostro marino
che riapre beffardo le zanne,
ogni giorno c’inghiotte al mattino.

 

Portatori di odierna saggezza:
endemia dall’affetto evidente,
attecchiam, per la sua giovinezza
come carie ad un tenero dente.

 

Di ben pochi turbiam la coscienza
quand’offriamo per l’ultima annata
della merce che, sì, è pur “Scienza
ma che un poco, va detto, è invecchiata.

 

Or qualcuno, brandendo il gessino,
ha riempito di sé la lavagna....
ma già pensa, un po’ mesto, al destino
e in cuor suo, come sempre, si lagna
del salario ch’è stato fissato
dal verdetto computerizzato.

 

Se l’impresa per noi val la spesa?..:
Resta sempre un penoso dilemma!

 

Si procede...aspettando con flemma,
mentre il sole conclude l’ascesa,
che il custode riapra i cancelli
a noi tutti, che siamo in attesa,....

 

trasformandoci in.. garruli uccelli.

   Paolo Iaccarino  Panza d’Ischia - Napoli

 

Un “Genietto” in famiglia

 

-      Hai deciso che fare da grande? –

-      Voglio fare, papà, lo Scienziato,
diventare persona importante.
Della “Scienza” ora arcana ed oscura,
 io non voglio più avere paura,
rimanendo tra gli altri ignorante! –

 

-      Potrai solo capirne un pezzetto
della “Scienza” mio caro genietto!
Per sentirti di “Essa” padrone,
mille menti dovresti tenere!
Se con questo ti senti appagato,
prova ad esser, da grande, Scienziato!

 

-      Rinunciando magari al piacere
di restar con gli amici a giocare,
tien presente, dovrai dedicare
molto tempo allo studio e indagare...
indagare...indagare...indagare...
per scoprire ......che a stare davanti
troviam spesso i più grandi ignoranti.

-   

-   

        Paolo Iaccarino

Panza d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

              Rientro
 
Come una barca che rientra alla luce del tramonto
quando il sole pian piano cade nell'azzurro mare
 
ritorno anch'io alla mia umile dimora
e mano a mano che il sole scende
 
riscopro la gioia del giorno che va via
per dare vita ad una notte buia
ma ricca di stelle....
 


           Iacono Carolina
           Panza d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        Vita
 
 Quello sguardo dolce
Quegli occhi rassicuranti
Quella nobiltà d’animo che solo Tu avevi
 
Vita che se ne andata
Vita che rivivrà
 
In ciò che hai lasciato
In chi ci hai donato
Tesoro incolmabile del bene seminato
 
È l’inizio di un poema che hai lasciato a metà
ma che continuerai,
da lassù,
a scrivere insieme a noi
perché tutto finisce
ma l’amore
non muore mai….

 

 

Iacono Carolina

Panza d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

Ho bisogno di te amico

 

Quando cado,
ti prego, rialzami.
Quando son triste,
fammi sorridere,
te ne prego amico mio.

 

Quando  silenziosa son
ascolta l'urlo del mio silenzio.
Dammi la forza di lottare
quando smetto di reagire,
provoca in me reazione...

 

Amico,
sorreggimi
se mi vedi cadere,
la tua mano dammi
stringila alla mia,
non mi lasciare scivolare!
Se non riesco a camminare
aiutami a sperare.

 

Stringimi
o cullami se ho bisogno
di amore.
Guarda i miei occhi e
scruta mille  verità.

 

 

 

Ti chiedo un poco
di attenzione,
di preoccupazione,
se son distratta,

se son scontrosa
o son scostante
abbi pazienza
perchè io solo so

quanto ti voglio bene!

 

Amico caro non mi lasciare,
perchè niente
di più bello c'è dell'amicizia.
Del bene donato
di un bene ricambiato.

 

Se non ho voglia di parlare,
sii la mia bocca, le mie parole...
Quando non vedo
sii i miei occhi per vedere.
E quando vorrei smettere di respirare
tu sii respiro,
e se il mio cuore vuole fermarsi

sii battito,
fremito di brivido.

 

Cercami se io non ti cerco
e non lasciarmi andare
se vado via...

 

 

Rincorrimi,
aiutami,
se il mondo è cattivo allora
amico proteggimi,
difendimi,
perchè niente
di più bello c'è dell'amicizia.

 

Del bene donato
di un bene ricambiato.
Perchè io solo so
quanto ti voglio bene
e soprattutto
io solo so
quanto ho bisogno
di te...

 

 

        Anna Lamonaca 

        Forio d’Ischia Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        E tiemp bell e na’ vot:

 

Comm’ ern bell e tiemp e na’ vota,

quann priest e matina

scenneva o’ zappatore

pronto pè gli a fatecà

co sacco gnop a spalla

e nu canist o’ raccio

na marenn apprparata

nu tuorzl e pane sicco e pummarola

e na cipoglia

accompagnata a nu fischitiell e vin

che ntimp, ntiemp,

zappann, zappann

aveva sursià.

L’aria era fresca a primma matina

E se sentevano a copp a cullina

A voce e l’altri contadin

Ca già accummenzavano a zappà.

E zappa, e zappa tutta a ghiurnata,

ma u cuntadin non s’era ancor stancat

perché aspettava pe spaglià

ca o’ sole dint o mare si glieva a glittà.

Ogni tanto se devn a voce cu l’altr cumpagn

Pascà! Viciè! Giuà!- Viene a beve!

Viene ‘ccà!

Era na vita semplice e dura,

tenevn poco e nient,

 ma eran cuntent!

Oggi che terr song tutt abbandunat,

 

vulesse truà nu zappatore,

ma nisciuno o’ fa chù stò mestiere!

Tenimmo tutto cose,

 ma ci manca sempr coccos;

pecchè nun canuscimm

chiù a semplicità…

O sole, o ciel, a terra e l’amicizia,

l’hamm perdut appriess o progress

E ci n’ iamm a spass,

 currim, ci scannammo

C’affaticamm, vulessm a luna

E nun avimm capit

Ca pa esser felici bast nient

N’ poco e sol n’faccia,

na rsata cu quatt cumpagn,

na famiglia, na casa ,ne poc e pace

e na preghiera ca saglie verso O’cielo a Dio…

Chest’ è a ricetta e la felicità!

 

           Anna Lamonaca                                                      Forio d'Ischia Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                    La scienza

 

La scienza

Dono degli Dei  causa dell’ offerta ripudiati.

Scisma tra fede e raziocinio.

Vento che scaccia le nebbie sulla conoscenza.

Mezzo dell’uomo,

per spiegare l’ignoto

ove la legge piega il fenomeno

a matematici  processi.

Quando  la scienza sembra fermarsi

Nasce speranza  in scoperte future.

Nulla si crea ma tutto

si scopre.

Eterno motore

dell’umana ambizione

volta al sapere e all’eterno progresso.

 

 

        Giuseppe Magaldi

        Panza d’Ischia Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                       Una Splendida Rosa

 

Son solo, per strada e triste passeggio,

la neve ricopre la cima d’un faggio.

Il silenzio incombe sul mondo e su me….

….vorrei sol morire….son senza di te!

Lontano io vedo, laggiù un mendicante,

sta fermo, in disparte, con far supplicante.

A lui m’avvicino, lo guardo e mi dice:

- Lo so vuoi morire….tu non sei felice! –

Che strano mi chiedo: -….Tu cosa ne sai? –

Risponde quell’uomo: ‘Negare non puoi

un grande dolore è negli occhi tuoi,

scordarti non sai dei tuoi giorni… con lei. ’’

E così dicendo prosegue il discorso

‘’Sei stato felice nell’anno trascorso,

ma se perdi un amor perché Dio te lo ha chiesto,

non piangere figlio e vedrai che ben presto,

se accetti il volere del Padre del cielo,

tornerà in te l’amore come FIORE SU STELO.’’

Gli chiedo: ‘’Chi sei tu, che mi dici questo?’’

Ma guardando un po’ attorno m’accorgo ben presto,

che l’uomo è scomparso…..ma ha lasciato qualcosa,

il vecchio cappotto…….e UNA SPLENDIDA ROSA.

 

 

Fulvia Marconi                     

                                          Ancona

 

 

 

Casa mia

 

Vuota, deserta,

te ne stai ancora ascosa,

casa mia,

all’ombra del fico e del noce,

ritemprandomi, come allora,

di dolce frescura,

di tenui profumi

di fior di ginestra,

spiranti dal monte

che ti sovrasta.

Sento ancora,

nelle due stanze a vela,

miscugli di voci,

ora gaie, ora tristi,

rincorrersi nel tempo.

Vedo, come flessuosi fantasmi,

assonnate fanciulle,

incappucciate,

sotto laceri drappi pesanti,

scomparire

nel buio della notte gelata:

vanno ad impostare,

per l’indomani,

quel misero pane scuro

per i miei paesani affamati.

Odo ancora

il mio scalpitare affannoso,

lo sbraitare fanciullesco

 

tra i compagni di gioco.

Ritrovo gli ingenui giocattoli:

la trottola

inclinata sul chiodo arrugginito;

la “carrozzella”,

dalle ruote di legna,

che mi trascinava, veloce,

per le strade dei mondi

dell’età puerile.

Ora una bruma

di polvere

ed un velo leggero

di ragna li copre!

Poi mi sento quasi sfiorare

da presenza irreale

e provo tanta emozione;

sento un profumo…

    E’ profumo di mamma!

 

 

Giovanni Antonio Mattera

(Nino Caparossa)

Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

                                        Eclisse

 

Anche il sole, la luna

con estrema sintonia,

oggi, mi hanno voltato

la faccia,

facendo calare su di me

un’ombra totale.

Ora un buio profondo

penetra l’essenza

del mio essere.

Si avvera così, il cataclisma

dell’io:

brancolo tra le tenebre;

ripudio la moglie;

soffoco figli, parenti ed amici

nella melma dell’oblio.

Il Male, con l’oziosa calura di agosto,

abusa di me e

meteorite amorfo e già spento,

mi fa rotolare

sempre più in basso,

 fino a farmi sprofondare

in uno scuro fangoso

cratere.

Così anche se sporco,

mi affanno a risalire

in cerca di acqua, di aria, di vento;

ma soprattutto in cerca di luce

 

Agosto ‘99

Giovanni Antonio Mattera  ( Nino Caparossa) Ischia - Napoli

 

         Il contadino maestro

 

 

Mio caro maestro

ti ringrazio

di avermi

fatto assaporare

la bella campagna

con i colli

che la circondano

e gli uccelli

che svolazzano

per il cielo.

 

Le rondini

più non vengono

all’amatissimo casolare;

impazziscono

per le vie del paese,

invadono

i nidi dei passeri

sulle case

fatte per soffrire.

 

 

         Giovanni Mattera Iacono

Panza d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

Un piccolo ragazzo

 

C’era una volta

in mezzo ad un cratere

un ragazzo che donava sogni

perché ci voleva salvare

dai grossi squali

imbestialiti dalla fame

facendo intorbidare le acque

con le sue ascelle bianche

che lottavano per la vita.

Ciao, Angelo.

 

 

Giovanni Mattera Iacono

Panza d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Areto all’orizzonte

 

Sta scuparenno ‘o sole

areto all’urdemo orizzonte ‘e mare.

Io e te stammo ccà scaveze

‘ncopp’’a rena ancora cavera.

Cu’ ‘e mmane mmane.

‘a mano toja me dice ca te siente ‘e fremmere.

Me sto perdenno dint’’all’uocchie tuoje

addò luceno ll’urdeme ragge d’’o sole.

Me perdo dint’’e capille

ca ‘o viento d’’o mare sta smuvenno.

Me sto perdenno  dint’a faccia toja

dint’a sti vase

che triemmolo.

Spero ca nun sarraje ricordo.

Spero ca sarraje sempre na pazzia.

Spero. Voglio.

 

 

                                   Mauro Montacchiesi

        Roma

 

 

 

Traduzione in dialetto del poeta Luciano Somma

della poesia “La tua mano”

 

 

 

 

La tua mano

 

Il sole sta scomparendo

dietro l’ultimo orizzonte sul mare.

Tu ed io siamo qui, a piedi nudi,

sulla sabbia ancora tiepida.

La tua mano nella mia,

la tua mano mi dice che il tuo corpo vibra,

il tuo corpo mi dice che il tuo cuore freme.

Mi perdo nei tuoi occhi,

che riflettono gli ultimi raggi di sole.

Mi perdo nei tuoi capelli,

mossi dalla brezza marina.

Mi perdo nel tuo viso e nei tuoi baci.

Mi fa vacillare una forte emozione.

Spero che tu non sia mai un ricordo,

voglio che tu sia sempre la mia pazzia,

il mio delirio.

spero…voglio…

                       

 

                                   Mauro Montacchiesi

        Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

A Padre Pio

 

Servo di Dio Padre Pio

prega per me servo del servo di Dio.

Umile francescano

che non hai aberrato dal tuo sentiero di purezza

prega per me l’Onnipotente

perché anch’io così debole

riesca ad abiurare per sempre la colpa.

Servo di Dio Padre Pio

prega per me servo del servo di Dio.

Umile francescano

che le sevizie degli spiriti delle tenebre

su te stesso hai provato

prega per me l’Onnipotente

perché anch’io così fragile

riesca a rimanerGli per sempre fedele.

Servo di Dio Padre Pio

prega per me servo del servo di Dio.

Umile francescano

che similmente a Cristo

le seduzioni di mammona hai sconfitto

prega per me l’ Onnipotente

perché anch’io così umano

possa un giorno gioir della sua luce.

Servo di Dio Padre Pio

prega per me servo del servo di Dio.

 

                                 Mauro Montacchiesi       Roma

 

O piscator

O’piscator va’a pisca’

Che bellu mare guard ca’

Si nisciun o’ pruvucass zitt’ zitt

Se ne stess

 

All’intrasatt chillu vient traditor

Accummenc a suffia’,

suffiann suffian o mare fa arrvutà.

 

O’ piscatorecerch’e fui’ ma p’ nu poc

Penz e dice “si facessn doi gocce r’ acqua

O mare facessn ferma’”……

 

O’ ciel s’è fatt scur scur…….

All’intrasatt doie gocce accummencian

a strizchia’ e chianu, chianu o’ mare fann ferma’…..

 

Che bella cosa guard’ ca’…..

O’piscator pot’ pisca’ e o pan a cas e figl’ po purta’…

 

A natur’ è realtà, pienz e guard’ cà…..

O mar è comm a primm, ch’ vuò pensà?

 

N’a rispost c’sta o Signor e grande

E’attravers a natur t’ fa p’nsa .

 

Elisabetta Monti   

Barano d’Ischia Napoli

 

L’amore di Dio

 

Nasce un giorno dopo l’altro

Il sole risveglia la natura.

 

Ogni creatura rispecchia il firmamento.

 

Tutto l’universo si affaccia

E ci da conoscenza.

 

Pieno di gioia ammiri il tramonto

Che scompare nel mare senza una meta.

 

Vivi nell’estasi più profonda

Di una immensa realtà,

 

che ti ispira a pensare l’eternità

con la visione di una creatura bella come il sole;

che si avvicina per insegnarti il cammino della

verità.

 

 

          Elisabetta Monti  Barano d’Ischia Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

                                   La Madre

 

Di chi quel volto da mestizia segnato

Che con occhi quasi spenti al cielo si leva?

                                                      E sogna;

 

Di chi quella mano leggera che il capo mi avvolge e carezza

Nella notte che tregenda inquieta?

                                      E sorride;

 

Di chi quel sorriso che appare e scompare

Sul tremulo sguardo che tua vita congeda

Mentre l’abito saio appresti all’ultima festa?

                                                           Ed irridi alla vita

 

A chi quel rintocco lontano, all’ora del vespro,

Che il giorno saluta mentre piega il ginocchio

A silenziosa preghiera?

                     E canta;

 

Era tua madre: la mia!

 

…Che la rosa di Gerico serrò

Nel suo ultimo spasmo di vita per spremere una stilla di linfa

Ai tralci assetati, onde fiori vermigli

Bene auguranti alla vita da chi lascia a chi resta,

Rechino supremo messaggio d’Amore.

 

                                   Bruno Pippi

                                   San Vito dei Normanni - Brindisi

Ritorno a Ischia

 

Occhi persi tra il monte

e le onde del mar

lo spirito si innalza.

E poi

ritornare in città

cadere nelle paure

delle strade buie.

L’aria ti assale

non puoi respirare.

Ansia e fobia

danzano intorno a te

mentre una cupola avvolge

sempre di più

la tua anima.

E poi

ritornare all’isola

l’aria ti avvolge leggera

in una nuova musica.

Ischia sei tu

la più bella sei.

Sognare fai solo tu

sei l’amore blù.

L’alba dal castello Aragonese,

il tramonto dal Soccorso

esalta lo spirito.

Tra il sole e il mar

sei tu l’incanto.

Ischia sei tu

la felicità di quest’anima.

Carlo Pisani   Casamicciola Terme - Napoli

 

L’incanto spezzato

 

Insieme ai tuoi baci

mi hai fatto crescere.

Il cuore batte ogni volta

che sto insieme a te.

L’inferno in un attimo,

mille lacrime per

un incanto spezzato.

La tua sensualità

era lo zucchero

di questa vita.

La tua partenza senza ritorno

sotto un cielo piangente

mi ha diviso il cuore.

Attimi di vuoto.

Sentirti dentro di me

nei giorni senza te.

Resterà il ricordo

nel mio cuore

e per la tua strada andrò.

Ogni cosa che farò

la farò insieme a te

anche se tu

non ci sei più.

 

Carlo Pisani

Casamicciola Terme - Napoli

 

 

Il disincanto

 

Abbagliata di scienza

vivo nell’illusione di potenza

sull’orlo dell’abisso,

cieco di nulla,

aggrappata con le mie poche forze

a quel che so

e che posso sapere.

Sola, fiera di essere

e di bastarmi, prima di cadere.

Eppure dentro me

in qualche piega recondita, segreta

una bambina prega

che si compia il miracolo,

oltre ogni speranza, ogni ragione.

Perché  Chi può vinca la paura

nascosta e il suo dolore

e che si chiami Dio, o solo amore

la stringa al cuore.

Ma in questa rima troppo puerile

rima baciata, abusata, perversa

rimane il dubbio

che disperato scivola

a incongrue pareti di muta eternità

senza trovare appiglio, o scampo alcuno.

E l’anima sprofonda

nel suo stesso mistero:

insieme all’universo infinito

la mia piccola anima.

 

Elena Ruvidi      Pozzuoli - Napoli

 

Vecchio Mare

 

Il mare come un vecchio

lento nella risacca,

sbava alla riva

e sciabotta insistente:

Io so, io so, io so….

Poi brontola, s’inquieta

s’infuria d’onde, sbatte

perché nessuno

vuole starlo a sentire.

Tutti allora

lo guardano in silenzio

stupiti, intimoriti

senza capire,

ché intanto

ha già scordato

quel che aveva da dire.

S’accheta infine stanco

come smarrito

nel suo stesso furore,

perso nella vetusta

immensità delle acque.

 

E ritorna bambino

a ciangottare

sul seno bianco della rena

il mare.

 

Elena Ruvidi Pozzuoli - Napoli

          Domani i miei figli
 
Davvero,
non so come recidere il tempo,
le gocce secoli,
i petali momenti,
i minuti spine da sfiorare.
Preferisco
Fammi prestare
Un illusione,
da regalare ai miei figli,
fiamma di candela appesa.
Domani
Mettero’ in ordine
L’armadio con tutti i ricordi,
lo devo fare
prima che venga sommerso dalle domande
dentro le bottiglie
nell’oceano,
tra i tanti dubbi.
Ora,
un giorno,
provo a dare spiegazioni,sospese
ad un ombra ,
mimetizzate alle pareti,
veglio il discorso di domani,
troverò il coraggio
di spiegare loro
il sorriso di
ogni fotografia.

                    Antonio Sangervasio   Roma

 

        Io e la natura.
 
Talvolta io
Incontro la nube dei ricordi,
incarto l’apoteosi delle stagioni,
erigo alberi per le migrazioni,
cattedrali per preghiere comuni,
espando aromi e profumi,
per dirigere gabbiani,
esondo lacrime dai boschi,
le raccolgo in cave di marmo
e ne faccio catino,per osservarle.
Talvolta io,
la neve la faccio parlare,
sbianco fili di roccia per sostenerla,
imprigiono suoni e sensazioni
che le foglie mi donano.
Talvolta io
La natura la stringo tra le mani
E la porto con me in ogni mattino,
in ogni mio domani.

 

Antonio Sangervasio

        Roma

 

 

 

 

 

 

 

Omaggio a Marinetti

 

Fisicità

 

Motore

il silenzio ci ascolta

senza l’energia…

angeli sorprendono.

Il tuono sospeso

il caso avvolse il nulla

meditando l’inimmaginabile.

 

 

Maurizio Sapio

San Giorgio a Cremano - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stelle

 

Spesso la sera mi soffermo a guardare le stelle,

sono stelle piccole ma significanti.

Stelle speciali,

uniche nessuna è possibile da imitare.

Ogni stellami richiama alla memoria qualcosa.

Alcune evocano la strage degli ebre,

i quali per consolarsi guardavano le stelle,

altre mi ricordano tutte le persone

sia giovani che anziani

che non vivono vicino a me,

che mi pensano e mi vogliono bene

Altre ancorami lasciano ricordare tutti i malati

in special modo i bambini

che giacciono in un letto di ospedale

e sono disposti a donare loro stessi

pur di vivere un minuto di più

accanto ad una persona amata.

Le stelle le posso guardare

da ogni parte del mondo

e tutti le possono ammirare.

Io le osservo

per meditare,

per unirmi a coloro

che sono meno fortunati.

 

 

Valentina Schiano

Ciglio Serrara Fontana - Napoli

‘A scienzia ‘e mo’

 

Chist’anne, ‘o ruimileotto, ogni cosa se fa sempe cchiù piccerelle,

satellite ca tutto acchiappano e tutto vereno, ato che granne fratello,

telefonini ca ponno registrà, fotografà e quanne cose ancora,

machine sempe cchiù automatiche, cchiù elettroniche, pure ‘o mutore.

 

Televisione a plasma e digitale ca vanno ‘nfaccia ‘a parete,

arme sempe cchiù putente e precise tenute secrete,

trene sempe cchiù veloci e nave grosse quanno ‘na città,

computer ca fanno tutto, aje voglia ‘e te ‘mbarà.

 

Ma ‘o dubbio te vene ‘e ‘na scienzia sulo venale,

pecchè nun troveno nu rimmerio pe’ sciogliere e calcole renale?

Nun s’è capace ‘e vencere a cellula pazza ‘e nu tumore?

E se ne vanno senza trattenerse ccà e meglie ricercatori.

 

Pe’ levà l’inquinamento ‘nce vò ‘a vuluntà e nu poco ‘e curaggio,

e se ponno fa’ tanta cose bbone senza fa’ rammaggio.

Quase tutte ‘e ccase se scarfano ancora cu ‘o gasolio,

e pe ‘e machine e ‘a currente avvimme bisogno do ‘o petrolio.

 

‘A scienzia overa vene affunnata d’ ‘a riscennenza ‘e l’imperatore,

ca so tant’ affamate, piscicane, coccodrille e alligatore,

nun vonno ‘a pace do munno, vonno sulo scontro e ‘a ‘uerra,

e ‘a scienzia bbona nun po’ maje triunfà ‘ncoppa a ‘sta terra.

 

‘Nce vulesse ‘na galassia nova ca sgravasse n’ato pianeta,

a do tutto è perfetto, tutte so’ oneste, tutto è quiete,

e pe cagnà ‘stu munno ‘nce volesse nu miraculo vero

ca tutte l’interesse fossero agliuttute ‘a nu “buco nero”.

 

                           Biagio Scognamiglio   Napoli

 

Secolo XX

 

Il mondo crolla,

l’umanità l’aiuta.

 

Sogni di pace

e la guerra continua.

 

I malati guariscono,

i morti aumentano.

 

La Luna è conquistata

ma la Terra è ancor selvaggia.

 

 

Biagio Scognamiglio 

Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Festa della Donna 2008

 

Non ti regalerò un fiore,
ma i petali profumati
dei miei baci,
fusi come un bocciuolo
in un sol cuore.

 

Ti donerò
le onde dei miei palpiti,
che cercheranno, inquiete,
le spiagge del tuo cuore.

 

Conserverò per me le spine,
che tormenteranno il cuore,
ogni mattina,
perché sia sempre più bello,
profumato e forte
il mio amore per te.

 

Non ti regalerò un fiore
e non chiedermi <perché?>,
perché sarò per te
il più bel fiore,
tenero bocciuol d’amore,
fuso con te per sempre
in un sol cuore.

 

Don Pasquale Sferratore

Forio d’Ischia -  Napoli

 

Non posso dirti: Addio!

 

Lo so che aspetti
che ti dica: addio!
così, spezzata ogni catena,
tu te ne andrai via,
volando come colomba
nell’azzurro cielo,
cercando un altro nido
obliando il mio grido.

 

No! Dovrei
lacerare il mio cuore,
dovrei bruciare il mio passato
dovrei fare a brandelli quel corpo,
che ho tanto amato,
che teneramente
ho tanto accarezzato;
dovrei cavar dalla fronte
quegli occhi,
che scintillavano d’amore
al mio apparire.

No, preferirei piuttosto morire.
No, non me lo chiedere,
non posso allentare la stretta
di quelle mani,
che mi stringevi al collo,
serrando il mio petto, al tuo petto,
nel palpitar d’amore.

 

 

Non invocar neppure la mia morte
perché il mio amore
è sempre più forte della stessa morte.

 

Non posso dirti: addio;
troppo ho creduto
che sei sempre mia!!!

 

 

Don Pasquale Sferratore

Forio d’Ischia - Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Befana 2008

Crema affumicata

 

Tanto tempo fa,

nel sogno mio,

vedo giorni felici.

Con mio fratello,

occhi sgranati,

ci stringevamo attorno

ad un sacchetto gonfio

della vecchia Befana.

Con ansia nelle mani

frugavamo sul fischietto,

l’arancia, i mandarini,

pane e ricotta.

Mamma preparava

un “caffè” lungo

fatto con l’orzo.

Gridavamo felici

fischiando per la casa.

Un anno… i miei otto,

la “vecchia” fu aiutata.

Dopo il turno di lavoro

rincasò mio Padre

con misterioso pacco.

Svolgendolo ci disse

d’aver avuto in dono

morbida crema d’uovo.

Golosità unica!

Mi feci avanti

 

e mio Padre continuò

dicendo che in cucina

s’era fatto sì gran fumo

che n’esaltava il gusto.

Mio fratello con lo sguardo

poco sopra il tavolo

s’avvicinò col dito

e l’assaggiò d’un tratto.

Ah,no…com’è cattiva,

bruciata non la mangio.

Io presi la scodella :

Mamma, la mangio io.

Per farmi bello e bravo ,

ma la volevo proprio

per fame e per il gusto.

Quasi finita, dissi:

Ne vuoi un po’ Mamma?

Tanto tempo dopo

seppi da lei

che alla mensa dei capi

l’avevan rifiutata,

il cuoco pensò a mio Padre;

l’error suo, per me,

si fece dono.

 

                  

 

 

     Marco  Vinci

     Roma

 

        Teoremi

 

Teoremi sciolti
Nell’effusione completa
Del sapere.
Schiocchi irrazionali
Di fenomeni
Oltre l’empirico.
Collaborazione feconda
Di nature diverse,
imbevute di evoluzione.
Scienza pura.
La chiave assoluta
Di mille serrature ignote,
un disegno criptato
nell’assoluzione del dubbio.
Ripudio filosofico
Di metafisici orgasmi.
Scienza,
scienza pura.

 

 

                                   Michela Zanarella

                                   Cittadella – Padova

 

 

 

 

 

 

 

        Notturni di mare
 
Parole fuse
a respiri lievitati di polvere.
Trasparenti sguardi
lasciati a gocciolare su fili
d'innocenza.
Chiedere il niente
per avere tutto tra le tue braccia,
nutrirsi di pane e colore
sciogliendo il tempo
in un bicchiere di vita.
Conoscere a perfezione
la mappa della tua anima
e i luoghi segreti
di tante verità incomprese.
Amarti,
e poi ancora amarti
scrivendo per te
pagine di poesia
e notturni di mare.

 

 

        Michela Zanarella                      

                                   Cittadella – Padova

 

 

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