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Panza
nel
mondo
SESTA EDIZIONE CONCORSO NAZIONALE DI POESIA “Panza – Isola d’Ischia” dedicato alla SCIENZA Il Concorso di Poesia “Panza – Isola d’Ischia”, nato nel 2002, fino alla 3a edizione ha avuto il nome di “Città di Panza”. Esso è organizzato dall’ “Associazione Giochi di Natale” e vanta partecipanti da tutta Italia. Il Concorso ha lo scopo di stimolare la riflessione e la creatività e promuovere i valori umani, sociali e culturali. Ogni edizione ha una dedica, ma il tema è libero; vengono assegnati dei premi speciali alle migliori poesie aventi come tema quello della dedica. Le opere, originali, non devono aver partecipato ad edizioni precedenti del nostro Concorso né aver vinto premi in altri Concorsi. Esse possono essere in lingua italiana o in dialetto; queste ultime possono essere accompagnate da una traduzione in italiano. Le opere sono pubblicate oltre che nella presente raccolta anche sul sito Internet www.giochidinatale.it, dove si possono trovare gli elenchi dei vincitori, il regolamento completo e notizie sulle altre iniziative dell’Associazione. Questa edizione è dedicata alla Scienza e, in particolare, alla figura del prof. Giulio Grablovitz, geofisico di fama internazionale e fondatore dell’ Osservatorio geodinamico di Casamicciola Terme. Nelle pagine seguenti trovate un saggio sulla Scienza del prof. Pietro Greco e una commemorazione del Grablovitz. Si ringraziano i partecipanti, i membri della Giuria, Maria Cristina Sapio che ha curato il presente libretto, Don Pasquale Sferratore per la stampa del libretto, tutti coloro che hanno collaborato, e voi lettori sensibili all’arte poetica. Il Consiglio Direttivo: Presidente: Mario Miragliuolo - Vice-Presidente: Luigi Castaldi - Segretario: Vincenzo Fiorentino Tesoriere: Giuseppe Magaldi - Vice-Tesoriere: Vincenzo Maltese
Scienza di Pietro Greco Dire cosa sia la scienza non è impresa semplice. E neppure è facile dire se esista una scienza, intesa come corpus organico di conoscenze, o se esistano, invece, una serie di discipline scientifiche più o meno collegate tra loro. Eppure esiste un’attività dell’uomo che può essere chiaramente definita scientifica. Anche avendo a disposizione un intero volume non potremmo fornire che una pallida idea di come e di quanto l’attività scientifica abbia modificato la percezione che l’uomo ha del mondo che lo circonda e di se stesso. Ma l’attività scientifica ha prodotto molto di più che il cambiamento della nostra percezione della realtà. Ha prodotto una quantità enorme di conoscenza intorno alla natura. Conoscenza fisica, chimica, biologica, medica, psicologica, antropologica, economica. Conoscenza matematica. E questa conoscenza, inattingibile a ogni altro tipo di ricerca non scientifica, ha conferito all’uomo una capacità enorme di intervenire sulla natura (tecnica). Ormai tutto il processo di innovazione tecnologica è fondato sulla conoscenza scientifica. L’economia, la società, gli stili di vita dell’uomo, una volta solo in Occidente oggi sempre più in tutto il mondo, sono informati e potremmo dire fondati sulla conoscenza scientifica. Nessun altra forma di cultura dell’uomo negli ultimi secoli ha prodotto così tanto e in ambiti così vasti. La scienza, qualsiasi cosa intendiamo con questa parola, dunque esiste. E ci impone di fare uno sforzo di definizione. Dal quale non ci sottrarremo. Anche se sarà, per forza di cose, uno sforzo limitato, senza alcuna pretesa di completezza. Anzi, il nostro sarà un tentativo volutamente parziale e persino un poco provocatorio (che poi proveremo a correggere). Il cui solo obiettivo è stimolare la curiosità del lettore e indurlo ad approfondire gli argomenti che tratteremo. Ma poniamo fine agli indugi e veniamo alla definizione promessa. La scienza è un «accidente congelato». Un felice incidente della storia. E non il risultato ineluttabile dell’evoluzione umana. Quello, storico, che abbiamo appena proposto è uno dei possibili approcci al tentativo di definire la scienza. Insieme a quello sociologico. O anche a quello psicologico (psicologia). È un approccio penetrante: perchè se vogliamo cercare di capire cosa sia la scienza, dobbiamo verificare come si è storicamente sviluppata l’attività scientifica dell’uomo. La dimensione storica ci fornisce la misura forse più profonda della scienza. Tuttavia l’approccio storico allo studio dell’attività scientifica dell’uomo non è completo o, almeno, non è completamente fruttuoso se non è accompagnato da una definizione epistemologica. In altri termini, non possiamo tentare di ricostruire l’invenzione della scienza da parte dell’uomo, se non diciamo, più o meno rigorosamente, cosa intendiamo per scienza. Un modo parziale, ma utile, di definire la scienza in termini epistemologici è quello di distinguere tra «scienze esatte» e «scienze empiriche». Già questa distinzione è foriera di polemiche. E, quindi, il lettore può tranquillamente discuterla e, comunque, farà bene ad assumerla con prudenza. Tuttavia essa ci aiuta a fare chiarezza e quindi, almeno in prima battuta, può essere accettata. Nel definire cos’è la «scienza esatta» possiamo prendere a riferimento i caratteri distintivi che individua il matematico e storico della scienza Lucio Russo, con una sola, ulteriore sottolineatura, che prendiamo a prestito dallo storico della medicina Mirko Grmek. Esatta è, per Lucio Russo, la scienza che si fonda sulla teoria e ha tre caratteristiche: 1. Le sue affermazioni non riguardano oggetti concreti, ma enti «teorici» specifici. Lucio Russo ci ricorda, per esempio, come la geometria euclidea parli di angoli e segmenti, mentre in natura non esistono né angoli né segmenti. E che la termodinamica parla di temperatura ed entropia, anche se in natura non esiste qualcosa che possiamo chiamare temperatura o entropia. 2. La teoria scientifica utilizza una logica di tipo ipotetico-deduttivo. Propone pochi enunciati fondamentali sui suoi enti teorici (che in genere chiama assiomi, postulati o principi) e ne deduce in modo rigoroso e coerente le conseguenze. La teoria, sostiene ancora Russo, è un metodo generale per risolvere un numero indefinito di problemi. Che consente di individuare quello che, al suo interno, è vero e quello che invece è falso. È bene ribadire che la verità e la falsità individuate dalla teoria non sono assolute, ma sono verità o falsità interne al sistema teorico. Per esempio, l’affermazione che due rette parallele non si incontrano mai non è una verità assoluta. Tuttavia è una verità inoppugnabile all’interno della geometria euclidea. Naturalmente, per ogni teoria scientifica come per ogni sistema logico-formale, valgono i limiti di completezza evidenziati da Kurt Gödel. E quindi anche il concetto di verità all’interno di un sistema teorico va ben definito. 3. Le applicazioni al mondo reale delle teorie scientifiche avviene mediante «regole di corrispondenza» tra gli enti teorici e gli oggetti concreti. Il metodo per verificare le regole di corrispondenza tra teoria e realtà è quello sperimentale. Il metodo sperimentale varia da disciplina a disciplina e non fornisce garanzie assolute sulla verità o sulla falsità della corrispondenza tra teoria scientifica e realtà naturale. Quando io verifico con un esperimento che l’entropia di un sistema isolato tende a crescere, trovo una corrispondenza perfetta con la teoria termodinamica. Ma neppure in questo caso ho la certezza che il secondo principio della termodinamica sia una verità fisica assoluta. Ho solo una teoria coerente, la teoria termodinamica (peraltro integrata con una serie di altre teorie fisiche coerenti) corroborata, per dirla con Karl Popper, da una serie enorme di esperimenti e di osservazioni. Il secondo principio della termodinamica rappresenta molto bene la realtà così come la conosciamo adesso. Ma nulla vieta, almeno in linea di principio, che tra un attimo faremo un’osservazione o realizzeremo un esperimento che viola la teoria termodinamica. Sempre in linea di principio, nulla vieta neppure che possiamo riuscire a costruire una nuova teoria termodinamica internamente coerente e che interpreta altrettanto bene i fatti (osservazioni ed esperimenti). Le due diverse teorie potranno convivere per un certo periodo, fino a quando una nuova osservazione o un nuovo esperimento non daranno ragione a l’una e torto all’altra. Avremo, allora, una teoria che rappresenta meglio la realtà. Ma ancora non avremo la certezza assoluta della perfetta corrispondenza con la realtà. Tra il 1916 e il 1919 abbiamo avuto due teorie diverse della gravitazione, quella di Newton e quella di Einstein, ma perfettamente equivalenti per un fisico, perchè interpretavano entrambe bene le dinamiche gravitazionali note dell’universo. Solo nel 1919 un’osservazione cruciale (la deviazione della luce a opera del campo gravitazionale del Sole) fornì l’indicazione che la teoria di Einstein era «più vera» di quella di Newton. Ma, come riconosce lo stesso Einstein, non abbiamo la certezza che la relatività generale sia la teoria definitiva. Anzi, Einstein stesso era convinto che la sua teoria è parte di una teoria ancora più generale e più prossima alla verità. La scienza esatta può, dunque, essere definita come un processo abbastanza tortuoso e in ogni caso asintotico di avvicinamento alla (spiegazione della) realtà o, se si vuole, alla verità. Tuttavia c’è un ulteriore e decisivo carattere che distingue la «vera» scienza da altre attività culturali o anche di ricerca che non è possibile definire vera scienza. E questa caratteristica della vera scienza, come sottolinea Mirko Grmek, è la «sistematicità» con cui l’attività di ricerca verifica la corrispondenza tra teoria e realtà. Ovvero è la sistematicità con cui applica il metodo sperimentale. Non basta avere una teoria scientifica coerente e verificarla di tanto in tanto con osservazioni o anche esperimenti. Occorre che questa verifica avvenga in modo costante e sistematico. E diventi un modello per lo sviluppo di attività tecnologica. Definita (provvisoriamente) in questo modo la scienza, vediamo perchè essa è (probabilmente) un accidente congelato. Beh, il motivo è che questo approccio culturale che abbiamo definito scienza esatta è un approccio, come sostiene il fisico Alan Cromer, analitico e oggettivo. Capace di navigare contro il senso comune e di inoltrarsi molto in profondità in questa navigazione tanto inusuale da risultare quasi innaturale. La scienza è «uncommon sense», senso non comune, perchè, sostiene ancora Cromer, l’inclinazione del pensiero umano tradizionale è associativo e soggettivo. E questa inclinazione associativa e soggettiva produce in modo naturale una rappresentazione ingenua del mondo. Produce «fisica ingenua». La leggenda vuole che Galileo Galilei sia inutilmente salito sulla Torre pendente per cercare di dimostrare agli «ingenui» Pisani che contrariamente alla fisica aristotelica, che è una fisica (almeno in prima battuta) fondata sul senso comune, due gravi di diverso peso, lasciati cadere dalla medesima altezza, raggiungono terra nel medesimo istante. Ma ancora oggi persino uno studente di fisica incontrerebbe le medesime difficoltà dei Pisani coevi di Galileo a immaginare e ad accettare di primo acchito i risultati di quell’esperimento. Perchè quei risultati si spingono oltre il senso comune. Sono senso non comune. E perciò consentono di scoprire la realtà nascosta solo a chi possiede una solida cultura, analitica e oggettiva, lontana dal senso comune. Per accettare la logica scientifica occorre una cultura analitica e oggettiva matura e ben allenata. Questa definizione di scienza come «uncommon sense», come cultura quasi innaturale, farà indispettire qualche antropologo culturale. Tuttavia è corroborata dalla storia dell’uomo. Nei circa duecentomila anni della vicenda di Homo sapiens la scienza esatta (con i suoi enti astratti, con le sue teorie coerenti e con le sue regole di corrispondenza fondate sul metodo sperimentale e sistematico) è sbocciata, infatti, una sola volta. O, forse, due. La scienza esatta è nata certamente in Europa, nel XVII secolo. E, se ha ragione Lucio Russo, è nata anche nel bacino del Mediterraneo in periodo ellenistico (ellenistica scienza). Anche l’Islam, per una lunga fase, ha avuto un’attitudine culturale di impronta scientifica, ereditata dall’ellenismo. E in molti paesi islamici si è avuta una fiorente attività che potrebbe forse rientrare nella definizione, piuttosto ristretta, che abbiamo dato di scienza. Ma, qualsiasi cosa si pensi della scienza islamica, è certo che essa può essere considerata una derivazione, più o meno diretta, della scienza ellenistica. Oltre questi due o tre appena citati non abbiamo altri esempi di scienza esatta sviluppata da una qualche altra società umana. L’Egitto, la civiltà dei Sumeri e poi degli Assiro-babilonesi, l’India, la Cina hanno sviluppato culture molto sofisticate. Anche di indagine sulla natura. Ma nessuna di queste civiltà ha sviluppato mai una scienza fondata su enti astratti, su teorie coerenti, sul ragionamento ipotetico-deduttivo, sulla sistematica verifica sperimentale. Neanche la Grecia classica ha sviluppato una simile cultura scientifica. Sebbene la Grecia classica abbia creato le premesse perchè poi l’ellenismo, forse l’Islam e certamente il Rinascimento europeo sviluppassero attività pienamente scientifiche e attività tecnologiche fondate sulle conoscenze scientifiche. La Grecia classica ha, infatti, sviluppato quello che Alan Cromer chiama pensiero analitico e oggettivo. Di più. I filosofi greci hanno dimostrato di saper risalire la corrente del senso comune e hanno dimostrato una straordinaria capacità di ragionare su enti teorici astratti e di persino di elaborare sistemi teorici coerenti, impostati con un metodo ipotetico-deduttivo. Ci sono stati casi, nella Grecia classica, finanche di tentativi di sperimentazione e di applicazione tecnologica. Con la medicina di Ippocrate, per esempio. Ma mai questi tentativi hanno raggiunto la sistematicità necessaria a una scienza esatta. La scienza esatta è nata in periodo ellenistico ed è poi rinata in Europa nel XVII secolo. Su una base culturale unica a lungo preparata nella Grecia classica. Né il pensiero analitico e oggettivo, né la scienza esatta sono mai nati in altre società o in altri periodi. Entrambi sono «accidenti congelati» dell’evoluzione culturale umana, frutto della contingenza storica e non di una qualche necessità. Per una contingenza della storia e non certo per meriti genetici, infatti, i Greci in epoca classica hanno sviluppato una società democratica adatta a generare, sostenere e allenare il pensiero analitico e oggettivo. Per una contingenza storica questo pensiero è riuscito a distillare nella peculiare società ellenistica e, soprattutto, ad Alessandria d’Egitto prima e - dopo oltre un millennio - nella peculiare società dell’Europa rinascimentale poi un pensiero scientifico compiuto. La scienza è dunque il frutto di una contingenza storica, di un doppio e felice «accidente congelato». Se la sua storia dovesse ripartire da zero, non è detto che dopo duecentomila, un milione o dieci milioni di anni l’uomo riuscirebbe di nuovo a inoltrarsi lungo una strada così lontana dal senso comune e a reinventare la scienza. D’altra parte, l’ascesa e la caduta della scienza ellenistica ci dice che, così come è stata inventata, l’attività scientifica può essere dimenticata. La cultura scientifica non è, dunque, una cultura acquisita per sempre. Ma deve essere riconquistata giorno per giorno. Naturalmente la scienza non si esaurisce tutta nella scienza esatta di cui abbiamo parlato finora. Ed è tutt’altro che un monolite. Lo sviluppo delle conoscenze biologiche, per esempio, ci dice che ci sono scienze che non si riconoscono totalmente nella definizione di «scienza esatta», perchè, a causa della loro intrinseca complessità, hanno una dimensione storica ineludibile e persino preponderante. Queste scienze godono di una piena autonomia epistemologica (biologia) e di una pari dignità culturale rispetto alle scienze che, come la fisica o la chimica, rientrano nella definizione di scienza esatta. Per due motivi. Primo: anche le scienze storiche, come dimostra la biologia, e più in generale le scienze empiriche, benché non raggiungano il livello di astrazione tipico delle scienze esatte, possono fondarsi su teorie logicamente molto solide, e, soprattutto, su regole di corrispondenza molto precise. Non a caso, infatti, la biologia produce, oggi, tecnologia scientifica con la stessa rapidità della fisica o della chimica. Secondo: anche le scienze storiche, come la biologia, benché dotate di un’ampia autonomia epistemologica, sono fortemente interconnesse con la congerie di discipline che forma l’ordito della scienza. Un ordito in cui vale, tendenzialmente almeno, il principio di non contraddizione. In altri termini, la biologia ha un suo statuto epistemologico autonomo. Ma non contraddice in alcun modo la fisica e la chimica: le leggi (legge) della fisica e della chimica sono anzi vincoli ineludibili per la biologia. La biologia, la chimica e la fisica benché discipline dotate di ampia autonomia teorica formano un ordito unitario perchè si riconoscono tutta nel principio metafisico del riduzionismo costitutivo. Possiamo, quindi, definire scienze tutte le discipline che rientrano nella definizione di scienze esatte. Ma anche tutte le altre discipline che sono fortemente collegate con le scienze esatte e che, almeno tendenzialmente, non entrano in contraddizione con le scienze esatte. La psicologia è certamente scienza. Perché , pur non essendo esatta, è fortemente collegata con le scienze esatte e, almeno tendenzialmente, risponde al medesimo principio di non contraddizione. La parapsicologia non è certamente una scienza. Perchè, oltre ad avere vaghe regole di corrispondenza tra teoria e realtà, non è collegata strettamente con le discipline scientifiche e non risponde al principio di non contraddizione con le altre discipline scientifiche.
Letture - Giovanni Boniolo e Paolo Vidali, Filosofia della scienza, Bruno Mondatori 1999 - Alan Cromer, L’eresia della scienza, Cortina, 1996 - Ernst Mayr, Storia del pensiero biologico, Bollati Boringhieri, 1990 - David Odroyd, Storia della filosofia della scienza, Il Saggiatore, 1989 - Lucio Russo, La rivoluzione dimenticata, Feltrinelli, 1996
RICORDO DEL PROF. GIULIO GRABLOVITZ Note biografiche
Giulio Grablovitz nacque a Trieste nel 1846 durante l'occupazione austriaca;
conseguì la cittadinanza italiana nel 1876. Studioso di fisica terrestre e
fisica cosmica incominciò presto ad occuparsi di astronomia e mareografia.
Nel 1874 pubblicò il suo primo lavoro astronomico sul calcolo di previsione
dei fenomeni celesti registrati a Trieste ed in Italia. L'anno successivo
pubblicò tavole di maree, proponendo l'utilizzo di nuovi tipi di mareografi;
realizzò il programma mareografico del Tirreno affidatogli del R. Comitato
Talassografico e collaborò con il R. Istituto Idrografico della Marina.
Realizzò studi sulla frequenza dei terremoti in relazione all'angolo orario
della luna, si occupò di fumarole e delle acque termo-minerali dell'isola di
Ischia, studiandone le caratteristiche in relazione alla temperature ed al
livello marino. Nel 1876 pubblicò "Nuova teoria sismica delle maree" e nel
1878 "Rapporti fra i moti microsismici e l'azione lunisolare delle maree".
La sua attività di sismologo iniziò nel 1885 quando fu chiamato a far parte
della
Regia Commissione Geodinamica
istituita in seguito al terremoto di Casamicciola del 28 luglio 1883. Gli
venne affidato il compito di fondare e dirigere il futuro
Osservatorio Geodinamico di Casamicciola. Livelli geodinamici ad acqua di Grablovitz – 1894
Per
Grablovitz si aprì una parentesi di polemiche e grande dissenso nei
confronti del Genio Civile di Napoli, incaricato dalla Direzione Generale
dell'Agricoltura, del controllo sui lavori svolti. Le difficoltà incontrate
lo convinsero ad impiantare nella località di
Porto d'Ischia una stazione
sismica provvisoria che, anche dopo l'inaugurazione dell'osservatorio
principale detto La Grande Sentinella di Casamicciola, rimase la sua sede di
lavoro preferita. L'attività di ricerca di Grablovitz si concentrò nel
settore della sismometria, con i suoi studi teorici e con le realizzazioni
pratiche fece sì che la strumentazione sismica si evolvesse adottando
criteri di registrazione rigorosi. Fu Grablovitz a mettere a punto un
sistema per ottenere sismogrammi utilizzabili scientificamente. Elaborò,
applicandole in seguito ai suoi strumenti, le teorie del punto fermo e delle
tre componenti (due orizzontali, una verticale). Sulla scorta degli studi
relativi alla diversa velocità delle onde sismiche egli indicò alcuni
strumenti esistenti (modelli Cecchi e Brassart a pendoli verticali corti)
come i più adatti per la registrazione delle onde sismiche "rapide" (p ed
s). Fu un abile progettista e tecnico; ideò alcuni strumenti come i
livelli geodinamici ad acqua e la
vasca sismica (strumento a
registrazione meccanica su tamburo rotante Richard con asse verticale,
realizzato nel 1895 per lo studio dei terremoti lontani) destinati a
registrare le onde di lungo periodo. Grablovitz riuscì ad ottenere con un
unico strumento la registrazione di Livelli geodinamici ad acqua di Grablovitz modificò a tale scopo i pendoli orizzontali Rebeur-Paschwitz ottenendo un nuovo strumento, che costituì il punto di partenza per l'evoluzione successiva della sua strumentazione sismica. Vasta è la produzione di scritti a carattere sismologico di Grablovitz, molti di questi interessano gli strumenti da lui ideati; alcuni prendono invece in esame l'idea di una organizzazione di sorveglianza sismica distribuita sul territorio nazionale e coordinata da un Ufficio Centrale. Sul finire della sua carriera Grablovitz pensò ad un ampiamento della rete sismica e ad un conseguente aumento di fondi che gli permettesse la sistemazione del suo osservatorio e l'assunzione di nuovo personale. Un decreto governativo di quei giorni decise un ridimensionamento della rete sul territorio e la soppressione di alcuni osservatori tra i quali quello di Ischia. Venne deciso il traferimento della stazione e delle strumentazioni di Casamicciola a Trieste sotto la direzione dello stesso Grablovitz ma un decreto successivo lo collocò a riposo con il titolo di direttore onorario dell'osservatorio. Trascorse gli anni più fecondi della sua attività scientifica negli osservatori dell'Isola d'Ischia seguendone le vicissitudini e non sopravvivendone alla soppressione. I suoi apparecchi simici furono premiati con medaglia d'oro all'Esposizione di Milano del 1906. Fece parte in qualità di consulente del Consiglio Direttivo di Meteorologia e Geodinamica, fu socio fondatore della Società Sismologica Italiana e membro della Società degli spettroscopisti. Giulio Grablovitz morì ad Ischia il 19 settembre 1928 all'età di 82 anni.
GIURIA Presidente: Prof. Mauro Rossi Violinista Nato a Torino, all’età di 4 anni ha iniziato gli studi musicali. Si è diplomato in Violino al Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Torino sotto la guida del Maestro L. Lugli. Ha seguito i corsi di perfezionamento del Maestro Franco Gulli. Svolge un intensa attività musicale sia come solista, in duo con il pianoforte ed in varie formazioni di musica da camera esibendosi in Italia e all’estero ( Germania, Gippone, Grecia, Francia, Stati Uniti, Ai stria,Spagna ecc) ottenendo ampi consensi di critica e di pubblico. Premiato e vincitore in molti concorsi nazionali e internazionali. Ha suonato nelle orchestre della RAI e del Teatro Regio di Torino, con l’Orchestra da camera: “A. Stradivari”di Cremona con l’Orchestra “A. Toscanini” di Parma, con l’Orchestra Sinfonica di San Remo, con gli “Archi della Scala”. Nel 1985, per la Casa Discografica Clabes, ha collaborato con l’Orchestra “I Filarmonici di Torino” all’incisione dell’opera integrale di Frank Martin. Per quattro anni è stato docente di Violino al “Centro Studi Musicali” di Torino. E’ stato il direttore artistico e docente presso l’Accademia Musicale: “F. Durante”. Ha suonato il qualità di solista i Concerti Brandeburghesi di J.S.Bach con l’Orchestra del Teatro di Presov. Nel 1993 ha suonato da solista con l’Orchestra da camera della Transilvania, con “I Solisti Partenopei”, con i Cameristi del Real Teatro San Carlo, con l’Orchestra da camera “F.Durante” . Primo Violino del quartetto d’archi “Omega”. Dal 1987 fa parte stabilmente dei primi Violini nell’Orchestra del Real Teatro San Carlo di Napoli. In occasione del “Vertice G7” ha partecipato in qualità di violinista allo spettacolo tenuto dal Teatro San Carlo presso il Teatro di Corte della Regia di Caserta per i sette Grandi del mondo. Primo Violino Solista dell’Orchestra da camera “E. R. Duni” . Ha collaborato con prestigiosi musicisti come : S. Accardo, Uto Ughi, Yehudi Menuhin, Mstislav Rostropovich. Docente di Violino in Master Class in Italia e all’estero. Presidente e socio fondatore dell’Associazione Musicale ”Città Vesuviana”. Presidente e fondatore del Centro delle Arti e dello Spettacolo “Ischia – Isola delle Muse”. Oltre all’attività concertistica affianca una fervida attività didattica. Suona con un Violino “Egidio Kloz” del 1800. Prof.Aniello D’Abundo Nato a Forio nel 1946, ha compiuto gli studi classici presso il Seminario Maggiore di Salerno conseguendo il diploma di studi filosofici superiori. Ha continuato gli studi teologici dai Padri Gesuiti nella Pontificia Facoltà Teologica Meridionale San Luigi. Istitutore al Collegio “Denza” di Posillipo; responsabile A.C.L.I. dell’Isola d’Ischia negli anni ’70; presidente diocesano di Azione Cattolica; insegnante dal 1971 prima a Napoli, attualmente a Casamicciola presso l’ITCG “E. Mattei”. Amante delle cose belle della vita: Natura e Arte. Dott. Pietro Greco Pietro Greco, giornalista scientifico e scrittore, laureato in chimica, è direttore del «Master in comunicazione della scienza» presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste; project leader del gruppo di ricerca ICS (Innovazioni nella comunicazione della scienza) presso la stessa SISSA; consulente per la ricerca e la didattica nell’ambito del dottorato su Scienza e Società della SISSA; direttore della rivista internazionale JCOM (Journal of Science Communication) edito da MediaLab della SISSA; direttore della rivista Scienza&Società. Collabora dal 1987 con il quotidiano L’Unità, con il quindicinale Rocca, oltre che con numerose riviste e case editrici. È socio dell’agenzia di giornalismo scientifico Zadigroma. È conduttore, insieme ad altri, del programma radiofonico Radio3Scienza, in onda quotidianamente sulla terza rete radiofonica della Rai. È stato coautore e responsabile scientifico di: Pulsar. Storia della scienza e della tecnica nel XX secolo, programma televisivo in 20 puntate prodotto dalla Quadrofilm e messo in onda dalla RAI (1999-2000), e di X Day. I grandi della scienza del Novecento, programma televisivo in 24 puntate prodotto dalla Quadrofilm e messo in onda dalla RAI (2001-2002). Le due opere, parzialmente integrate, sono pubblicate a partire dal 2007 in Dvd dalla rivista Le Scienze. È stato Consigliere del Ministro dell’Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi. È membro del “Gruppo di lavoro interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica”, presieduto da Luigi Berlinguer. È direttore di FEST 2008 (Fiera dell’editoria scientifica di Trieste). Tra i suoi libri più recenti: Hiroshima. La fisica ha conosciuto il peccato; Editori Riuniti; 1995 L’origine dell’universo; Editori Riuniti; 1998 Evoluzioni. Dal Big Bang a Wall Street, la sintesi impossibile; CUEN; 1999 Il sogno di Einstein; CUEN; 2000 Einstein e il ciabattino. Dizionario dei termini scientifici di interesse filosofico; Editori Riuniti; 2002 Pianeta Acqua; Muzzio; 2004 Einstein; Alpha Test; 2004 Biotecnologie, Cittadella Editrice, 2004 La Città della Scienza, Bollati Boringhieri, 2006 Buongiorno prof. Budinich. La storia eccezionale di un fisico italiano, Bompiani, 2007
Inoltre: con Antonio Pollio Salimbeni è autore di Lo sviluppo insostenibile, Bruno Mondadori, 2003 con Cristiana Pulcinelli ed Enrico Girardi è autore di Contagio, Editori Riuniti, 2003 con Margherita Fronte è autore di Figli del genoma, Avverbi, 2003 vincitore del Premio Seronio 2004 con Ilenia Picardi è autore di Hiroshima. La fisica riconosce il peccato, L’Unità, 2005 con Settimo Termini, Contro il declino, Codice, 2007
Ha curato la pubblicazione dei volumi: - Bioterrorismo; Editori Riuniti; 2001 Lo sviluppo sostenibile, CUEN, 2002 (con Angelo Guerraggio), Scienza e Società, Pristem/Storia 16-17, Eleusi, Università Commerciale Luigi Bocconi, 2006 (con Settimo Termini), L’Italia oltre il declino, Franco Muzzio, 2007 Nel 2004 ha vinto il Premio Serono per la saggistica scientifica
Studentessa Sabrina Miragliuolo Nata a Berna (Svizzera) il 19/06/1986. Ha conseguito la maturità classica presso il Liceo “G. Scotti” d’Ischia ed attualmente frequenta la facoltà di Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli. Tra i suoi maggiori interessi vanno segnalate le lingue. È madrelingua tedesca; fin da piccola è solita trascorrere ogni anno periodi più o meno lunghi in Svizzera. È sempre stata molto interessata alla lingua inglese: ha sostenuto vari esami del Trinity College, ha partecipato ad una vacanza studio a Londra, Oxford e Cambridge e preso parte ad un gemellaggio con un Istituto Superiore Inglese di Middlesborough. Ama viaggiare, ascoltare la musica e sopratutto lo sport. Segue appassionatamente il calcio, tifando sia per le squadre locali che per il Napoli, ed è stata dirigente della A.P. Virtus Panza nell’anno 2006/2007 . Le sue ambizioni professionali sono diventare avvocato e procuratore sportivo. Ha lavorato come hostess: per la Fondazione “La Colombaia” in occasione del Premio Internazionale Luchino Visconti, per il Comune di Forio in occasione della visita istituzionale della Principessa e dell’Ambasciatore di Giordania; e per l’Associazione Culturale Ischia Prospettiva Arte in occasione del premio IPA 2007. Ha lavorato in ambito turistico.
Concetta Notarile nata a Ischia il 01/02/1963 1993 Laurea in Filosofia presso l'Istituto Universitario Orientale 1994 borsa di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici 1995 borsa di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Collaborazione con la cattedra di Filosofia Morale presso l'Istituto Universitario Orientale 1998 Diploma in Scienze Religiose presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Donnaregina" (Na) Insegnante di Religione presso il Liceo Scientifco "Einstein" .
Vincenzo Scotti
POESIE
(in ordine alfabetico) Bussola
N. S. O. E. Nord sud ovest est. A che servono la tua guida, le tue indicazioni? Forse a ritrovare me stessa Persa in schemi non scelti da me Ma dai primi avi Cui donato fu l’intelletto! Io so di essere persa Forse tu stessa ignori E t’illudi di essere viva. A tentennare sei portata di natura. Vani i tentativi di spingermi in un senso con il tuo pungente tentennamento. Non sei cuore, non sei anima Sei tu più persa di me.
Caterina Amalfitano Lacco Ameno - Napoli
Gabbiani
Sostando nella brezza marina Il vento soffia, gli occhi fessure inermi, l’olfatto si acutizza. E in un momento di tregua ecco Una scena strana e quasi da sogno A chi per primo si avvicina alla vita. Il mare in fragore, le onde in subbuglio, le sue spire in moto e lì gabbiani, immoti. Par di osservare due scene insensibili tra loro. Ma ecco l’ultimo raggio di sole, quasi non volesse morire e dire: -Eccomi sono ancora qui.-, spiega le cose. Come Giano bifronte, chiaro scuro, bello brutto, buono cattivo, Eolo agisce Bruto sull’onde tremanti, cortese coi gabbiani che, no, non pugnano con lui, ma come amorevoli figli ne accolgono le carezze.
Caterina Amalfitano Lacco Ameno - Napoli
Io ti voglio vedere
Io ti voglio vedere guardare parlare dirti che senza di te non posso restare. Noi dobbiamo superare questo momento perché lasciarsi adesso sarebbe solo tormento. Le nuvole andranno via tornerà il sereno del nostro amore noi non potremo fare a meno e la nostra vita dolcemente si riempirà di nuove emozioni e insieme sentiremo mille carezze tante sensazioni. Il vento si sta alzando e muove i tuoi capelli li guardo incantato: come sono belli e mentre mi sorridi tutti i miei problemi mi fai dimenticare. Penso che il nostro amore è sempre più grande e non mi puoi lasciare.
Pietro Aquila Forio d’Ischia - Napoli
Nel cuore e nella mente
Mi sei rimasta nel cuore e nella mente senza di te e dopo di te non c’è più niente. la spiaggia di Sant’Angelo mi dice che tornerai ci rivedremo ancora e io ti seguirò dove tu vorrai. So che mi porterai sulla montagna verso nuove frontiere. tutte le cose che noi vedremo saranno dolci saranno vere e saliremo in alto. Di giorno verso il sole e la sera fino alla luna. Da quando ti ho conosciuta è nata la mia fortuna. Poi sentiremo il silenzio del cielo e non ci sarà bisogno di parlare. Come te io non dovrò chiudere gli occhi per sognare. mi aiuterai mi stringerai la mano e io vincerò le mie paure io resterò sempre con te e non avrò bisogno di nuove avventure. Pietro Aquila Forio d’Ischia - Napoli
Chissà?
Chissà ? Se un giorno…
Le tue parole ,
saranno dei ricordi!
Il tempo scorre,
lunga è la notte e…oltre il sogno,
per adesso ci sei tu!
Mi aspetti ,senza pretese.
Dolci i tuoi occhi
Ove mi specchio ,nell’incanta passione.
Carmela Baldino Casamicciola Terme - Napoli
L’essenza
Con la vita, comincia il sogno , una stella, la tua luce. Un fiore, una musica , un alito di vento, la notte , l’alba, il giorno. Tutto è colore… Odio,menzogne,vendette… Tutto un sorriso. Realtà che mentre sogni , ti rubano la vita. Un gabbiano ,frà il cielo e il mare, segna il confine , frà vita e sogno. E…tu…con gli occhi …cerchi …la stella .
Carmela Baldino Casamicciola Terme - Napoli
Fiori dell'ade
Asfodeli biancastri illuminavano la notte nella nera prateria ed io, Cerere vagabonda al limitar dell'Ade, ammutolivo mentre gocce di marmo cadevano a fiotti dai miei occhi spenti. E vuoti.
Angela Barnaba Forio d’Ischia - Napoli
Uomini
Uomini!
Vi ho visto
tutti in fila
nelle vostre case
dalle finestre aperte
i vetri spalancati
le menti vacue
gli occhi
fissi e vuoti
su schermi
fluorescenti
immobili.
Angela Barnaba
Forio d’Ischia Napoli
Sc’nziatur
Si m vulaiss renn cunt E quanta scienz teng Ndè c’rvegghie M n jaiss cu e viecchie A carrià m’negghie Ccussì m mparass Schitt e buon lu sapae Ca nun m trov Usuliann a ghior Nd’nnaiss caigghie C è fevz e caigghie C è or po putaiss Cerr scorz e l’uorie Mbeic sto ittet Ncopp a nu liett A schiul p’lucchie E tutt quent m lic’n Ma tu c accucchie? Fe u saput e nun sep Mengh e sal P t mov meng Lu scurrial Ciec a nnenz e nun vil a ret e po vo t’né crianz ssaitt ghioc e ffronta Ponz
Ciro Castaldi Forio d’Ischia - Napoli
L’Usignolo e il Pettirosso
Un giorno un usignolo bussò
alla porta;
Il pettirosso voleva migrare
L’usignolo lo convinse a
restare
Ma il pettirosso
Venne tempo di tornare,
Tempo passò... I piccoli ruppero i loro gusci.
Ben cinque beccucci affamati
Fermina Castaldi Forio d’Ischia - Napoli
Piccola implume
Nascesti in un giorno di sole,
Piccola Erika,
stella,
I tuoi occhioni neri,
Il tuo papà è lontano
Fermina Castaldi Forio d’Ischia - Napoli
Voci ed ombre
Piccoli cirri sparsi nel ciel ,ad imbrunire lo sguardo dei presenti. Rumori assordanti di cose passate, rumori placati di cose presenti.. Chiaro e sfumato tra il ciel iridato si trova quella perla di vita, che irradia l’etere nel suo reale. Tra un paesaggio di siti e di pini si trova all’ombra la via marina, brezza inebriante di una dolce sera. Tra profumi estasianti ed uccelli cinguettanti, ecco che è giunta per noi la sera, sito: di vita, d’inganno e di mistero che penetra nell’uomo e lo fa prigioniero.
Graziella Castaldi Forio d’Ischia - Napoli
Di Pucci
Non credo avremo un altro gatto come Pucci, lui era sempre pronto agli approcci. Se gli si faceva una carezza Pucci rispondeva con sveltezza. Con la bocca e le zampette lui afferrava chi spinto da tanta voglia lo accarezzava. Gli piaceva nel morso mantenere la parte afferrata, e così godere. Allora tu dovevi piano piano dissuaderlo a lasciare quella presa, cercando di distrarlo. La migliore soluzione risultava di stringergli la coda, e lui mollava. Mollava, per riafferrarti prontamente, volendo scodinzolar liberamente. Perciò quando la presa aveva lui mollato tu istantaneamente la coda avevi lasciato. Comunque, anche se con zampette e bocca ti afferrava, non vi erano problemi, perché lui scherzava.
Leonardo Castaldi Panza d’Ischia - Napoli
Ischia nella storia
Dalle viscere della terra sei uscita come creatura da madre partorita, prima di Noè e del diluvio Universale, secondo gli esperti di storia naturale. Lo scoglio bruciato per millenni fosti nomata perché dal tuo vulcano sempre incendiata. Dopo millenni di fuoco e di terrore piano piano si calmo il tuo furore. Anche su questo scoglio iniziò così la vita e gente venuta da lontano vi si era stabilita ma una nuova e tremenda eruzione terrorizzò e scaccio quei poveri coloni. Secoli passarono e i coloni più volte si scambiarono su quest’ isola spesso deserta e il nome ti cambiarono Pitecusa, Enaria, Inarime, Arime, Iscla e da qualche millennio finalmente Ischia. Quando le eruzioni alla fine erano cessate, queste contrade vennero ancora tribolate da corsari Barbari, Vandali, Ostrogoti, Saraceni, per citarne solo alcuni di quei terribili predoni, e questo fino a tre secoli ora sono quando i corsari stabilirono un accordo coi Borboni. E oltre a questo, guerre e terremoti tormentarono la vita a stranieri e compatrioti. perciò per i nostri avi qui fu vita dura vissuta con molti stenti e con grande paura.
Leonardo Castaldi Panza d’Ischia - Napoli
D’Estate
Come à dolce,soave e sublime un sorriso di una donna di mezza età in una fresca e dolce serata d’estate.
Un venticello caldo fa smuovere e sfrusciare le foglie di una vecchia pianta d’ulivo, che fu piantata con un gesto d’amore da colui che, a sua volta anche con un gesto d’amore mi ha iniziato alla vita.
Con un galante e gentil sorriso rispondo a colei che mi ha distratto dal mio rimuginar pensieri con la mente, in una fresca ed incantata serata d’estate.
Luigi Castaldi Junior Forio d’Ischia - Napoli
A Scienz
K bell’a cos kè a Scienz È assaj kjù megghj e chegghj ca t pienz. Ma pà tnè c’ vo a crvegghja fin Ghjoucchj schtet e u cor affannet. A vaqq adda ess csut, a trippa vacant e l coss ruciuliant Ma l’è vist mej lu ntinn e nu scienziet? Cua leng a for , ca t rir nfacc . A’ capa tauj, pckaè? P t fa capè ca nta vita nost Tutt è apparet. Ca sì putent o nu die e ftent tien a ciort la livell. Perciò nun t sigghjà Andrizz st maschegghj E ntiemp ntiemp fatt na rsat.
Luigi Castaldi Senior Forio d’Ischia - Napoli Traduzione: Che bella cosa è la Scienza. Essa è molto migliore di quanto si possa pensare. Ma per ottenerla occorre cervello fine, occhio vigile e cuore in ansia. Devi parlare quando è necessario, avere degli stimoli,ed essere agile (nel pensiero) . Hai mai visto lo sguardo di uno scienziato? (Come Albert) ha la lingua in fuori e ti fa uno sberleffo Perché? Per dirti che nella nostra esistenza tutto è relativo. Sia un potente sia un poco di buono hanno la fortuna di morire. Perciò non crucciarti, raddrizza i muscoli mascellari e di tanto in tanto fatti una risata.
A Briciola
Adesso che sei nuvola, corri gioioso nelle azzurre praterie. Nell’assordante silenzio di notti insonni, odo il ticchettio dei tuoi passi felpati. Nell’esasperante clamore di una ruota assassina i tuoi occhi attraversano i miei. Mi guardi, sorridi, mi sussurri: “Ricorreremo insieme”
Luigi Castaldi Senior Forio d’Ischia - Napoli
Sorrisi
Una stella che tramonta a ponente ci sfavilla sorrisi. Un nembo rovescia una tiepida doccia sui corpi assetati… Mani candide s’elevano al cielo per riempirsi d’amore …intanto gli asfodeli sbocciano e i bimbi corrono sui prati e sulle piazze.
Annunziata Cavallucci Jesi - Ancona
Strade bianche
Bianche, sinuose, polverose strade s’irradiano maestre per valli, fondi e piane guide sicure al viandante. Strade bianche scie luminose ai casolari sparsi nelle valli: cuori palpitanti di vita e di mistero mi piace camminare sulla mia strada bianca e luminosa quando a notte chiara un brivido di stella sento ammiccar la Luna.
Cavallucci Annunziata Jesi - Ancona
’A Scienza
’A scienza… ’o ssaje chedè? lo sai cos’è? È’ ‘na parola ca dice tutto… ma nun spiega niente; …e nun ll’addimannà’, ca, sta’ sicuro, dint’a ’stu “tutto” ’e tutta chesta scienza... nun truove maje chello ca vuo’ sapè’.
Vincenzo Cerasuolo Marigliano - Napoli
LA SCIENZA
La scienza… lo sai cos’è? È una parola che dice tutto… ma non spiega niente: e non farle domande, perché, stanne certo, in questo “tutto” di tutta questa scienza… trovi mai ciò che tu vuoi sapere.
’E Piezze
’O Pataterno ’nce ha dato ’a vita, ca è ‘a cosa cchiù bella d’ ‘o munno; trattammola bona… e si po’ se scassa, cu tutt’ ’e mezze cercammo ’e ’pparà’.
Qualunque machina è fatta cu ’e piezze… se smonta, s’acconcia, se torna a muntà’; chelle so’ ’e fierro… e nuje simmo ’e carne… ma pure nuje ce putimmo scassà’.
…E allora, cagnàmmole ’e piezze malate, ca doppo, cchiù nuove, ’e facimmo vulà’; ’o fegato, ’o core, ’o sango… che so’?! …so’ ppiezze ca serveno a farce campà’.
’A scienza, ’e ’sti tiempe, acconcia ogne ccosa: nun ce sta piezzo ca nun po’ arreparà’; però nuje ’na cosa nun ce avimmo ’a scurdà’: chi ’a vita ce ha dato… s’ ’a po’ repiglià’.
…E allora, priammo cu fede ’o Signore, … ca ’e llacreme noste ’e sta sempe a guardà’: “Dio, stamme vicino, quanno ’sti piezze… ’nu cammeso janco m’ ’e vene a cagnà’!”.
Vincenzo Cerasuolo Marigliano - Napoli
I Pezzi
Il Signore ci ha donato la vita che è la cosa più bella del mondo; trattiamola… bene e se poi si guasta, con ogni mezzo cerchiamo di riparare.
Qualunque macchina è fatta di pezzi… si smonta, si aggiusta, si torna a montare; quelle son di ferro… e noi siamo di carne ma pure noi ci possiamo guastare.
…E allora cambiamoli i pezzi malati, che, dopo, più nuovi, li facciamo volare; fegato, il cuore, il sangue… che sono?! son pezzi che servono a farci “campare”.
La scienza di oggi aggiusta ogni cosa: non c’è un sol pezzo che non può riparare; però una cosa non dobbiamo scordare: chi la vita ci ha dato… se la può ripigliare.
E allora preghiamo con fede il Signore, che le nostre lacrime sta sempre a guardare: “Dio, stammi vicino quando questi pezzi… un camice bianco me li viene a cambiare!”
Cerasuolo Vincenzo Marigliano - Napoli Incanto nella notte di San Lorenzo
Lacrima!
cielo stellato di lucciole,
di vividi cerchi raggianti.
Gocce dal torbido
Centro dell'universo.
Blu. Nero.
Notte.
Il cielo
già s'adombra.
Grandina stelle
la notte impetuosa
in sortilegi antichi.
Nebulose
di acqueo vapore
scivolano in magiche
acrobazie danzanti.
Brillano
i raggi biondi
nell'oscurità
agghiacciante.
Fa freddo.
Cadono stelle,
cade la pioggia,
ma non il cielo.
Massimo Colella Forio d’Ischia - Napoli
Non so dire il perche'
Non so dire il perché,
il perché della strage
che venne.
Spogliate identità
sfilavano dinanzi
ai tristi araldi di morte,
squallidi
funzionari
obbedienti.
Inganno degli inganni,
la vita che dà morte;
che semina strage;
vita che vita odia.
Ad Auschwitz il treno passa ancora;
il vento non sa, non può sapere;
il treno passa ancora; o forse no.
Chi mi dirà il perché,
il perché della strage
che venne? Se ha un perché la follia,
l'insana ragione dell'odio.
Trattengo il respiro: li sento.
Nell'aria li sento: ci sono, ad Auschwitz.
Ci sono: vittime che non rivedranno il sole.
Ma il vento non sa, non può sapere.
Nel vento sento confuse
le antiche voci e le grida e i silenzi.
No, non so dire il perché.
E non so dire se esiste.
Massimo Colella Forio d’Ischia – Napoli
Luce oscura
Luce oscura scoprii leggendo suoni dall’universo con occhi ciechi. Luce dall’anima Sentii.
Giuseppe Curzi Jesi - Ancona
Campania Infelix
Poche certezze avevamo in questa terra di grandi contraddizioni: la bellezza dei luoghi, l’incanto del mare, storia, cultura, natura, tanti doni del cielo per consolarci degli affanni. Annosi problemi…………. ma ecco il raggio di sole che ti riscalda il cuore, il riverbero azzurro che ti colora la giornata, i suoni, i colori , i sapori, le voci dei quartieri e dei guagliuni che ti accendono il sorriso. Tutto appartiene al passato, ora c’è il nulla o il troppo che ci sommerge L’hanno imbrattata la cartolina, l’hanno annientata la nostra anima.
Patrizia Del Giudice Quarto - Napoli
Alla scienza
Torre d’avorio Di nobili intelletti In te racchiudi il divenire del sapere umano
Torre assediata Da nere tonache e Da ignoranza antica Illuminasti il secolo di nuova luce
Da allora con pentecoste laica Infondesti al mondo della ragion virtù Or commettendo orrori Or generando frutti Per nuova vita.
Torre d’amor di Ulisse Abbassa sempre più Il ponte che ti separa Dal buio e dal degrado E guida per nobili sentieri Il cammino della speranza umana.
Raffaele De Maio Forio d’Ischia - Napoli
L’isola
Di greca stirpe Nel ricordo scolastico Ancor riecheggia Di Pithecusa il verso
Millenaria flora Di sempre verde chioma Tuttor ricopre la tua titanica roccia Mandando al ciel profumo di bosco
Nelle tue vulcaniche rughe Da dì remoti Ninfe bagnanti Danzano alle salutari fonti Delle tue vene sommerse
Nei tuoi scenari fatti di rossi tramonti Di bianche case, Sparse come grappoli d’uva Sui pendii assolati, Storia, poesia e colori Recitano la leggenda che ti canta
Dama tradita Di un regno passato Vivi oggi i tuoi giorni di prostituta d’estate Mostrando empia I tuoi seni rifatti di cemento notturno E le tue ferite bruciate
Vaga il sentimento Oltre il limite dell’azzurro mare Alla ricerca del tufo verde Sparso nella macchia, come coniglio selvatico o rara conchiglia in cerca dell’ultima tana.
Raffaele De Maio Forio d’Ischia - Napoli
La vita
La vita è come un fiore.
Quando sboccia è bello a vedersi e a curarlo.
Il suo profumo ti inebria e ti rallegra.
Quando appassisce è brutto a vedersi, difficile a toccarsi, il suo profumo svanisce e ti rattrista.
La nostra vita è legata alla natura del mondo, tutto inizia e finisce.
La conoscenza delle scienze è la logica di natura Divina, la vita è la nostra morte e quindi anch’essa legata a questa logica!
Anna Di Costanzo Barano d’Ischia - Napoli
La noia
La noia dalla pigrizia nasce e tutto intorno buio appare
da un anticamera di un finito amore sboccia e di un’ eterna infelicità si parlerà.
Come un fiore secco, un cielo oscuro e un mare agitato, questa noia opprimere sempre fa, ma se qualcosa vuoi cambiare questa pigrizia dovrai eliminare e più amore dovrai donare.
Se invece questa noia, nel tuo cuore vorrà restare perché pigro per ogni cosa sei la vita per te difficile sempre sarà e quelli che vicino ti saranno sicuro infelici diventeranno.
Anna Di Costanzo Barano d’Ischia - Napoli
Un momento fuori dal tempo
Passeggio sul lungomare una folata di vento mi accarezza il viso e stop. Tutto è diverso intorno a me.
Respiro profondo e ciò che ho davanti, è un nuovo mondo: cammino, e poco distante … Te Mi fermo per abbracciarti riesco, per un attimo, a perdonarmi ma dura poco quel momento, portato via dallo stesso vento che mi riporta alla realtà.
Esci di casa, una folata di vento, scompiglia i tuoi capelli, ti chiudi nel cappotto e sembra che una risata ti contagi, ti avvolga continui a camminare ma d’improvviso una sensazione ti ferma, ti blocca e in un momento, anche te come me.
Via, sei fuori dallo spazio e dal tempo: ti ritrovi seduto accanto a me, non sapendo come, e cosa fare, dai retta al cuore e mi abbracci… per farti perdonare… Ma poi anche per te l’attimo finisce e mi devi lasciare!
Finisce in un’ attimo la mia intera esistenza… visto che non mi manca l’aria ma mi manchi tu. Cambierebbe tutto se oggi tu fossi qui con me perchè solo tu mi dai ciò che serve per vivere ad un innamorato…
Simone Foscardi Ischia - Napoli
‘O cumizio
- Mi songo presentato all’elezioni, badate, senza scopo personale, ma per dar voce alle di voi ragioni, che sento come un moto intestinale.
Io saccio quello che vi abbisognate. ‘O primmo posto ce stà ‘a Sanità. Che rispunnite? Non vi vergognate!- - San Vicienzo è d‘’o nuosto e resta ccà. -
- Che c’entra San Vicienzo, eh che crianza, dicevo ê l’assistenza medicale. Jammo annante, parlammo d’’a Finanza. - Si trova ‘e bborze ce facimmo male. -
- Io vi prometto un posto duraturo, un posto fisso. No lavoro nero, ma un posto eterno anche nel futuro. - - E chistu ccà è nu posto ô cimitero .-
- Pe l’acqua e ‘a luce, nun ve preoccupate, ce penzarranno ‘e sordi da Regione. - .- Onorè, chelle già l’hanno tagliate , e stammo arreto pure cu ‘o pesone.-
- Sarete la bandiera e io sarò l’asta. Lotto per voi e a voi vi aiuterò. Voi ci mettete l’acqua e io metto ‘a pasta. – - ‘A sarza ‘a mette soreta però.-
- L’acqua sarebbe ‘o voto, è naturale, che voi sicuramente mi darete.- - Accattateva l’acqua minerale, è cchiù sicura e ve luvate ‘a sete.-
-Pe vuije sarraggio come un salvagente, come un porto sicuro. Il vostro scoglio- Scennette , m’abbracciaje e, scasualmente, me so’ truvato senza portafoglio.
Raffaele Galiero Cosenza
Triste Natale
Nel brillare di luci multicolori,
si nascondono magiche illusioni
mente nella mente.
trasformati in vapore che sale al cielo, Roma, 8 Dicembre 2007 Giulia Maria Giardini Roma
Via da Palermo
N’Paliermu nun ci à stari, u vo’ capiri? Pi l’artisti nustrali nun c’è abbientu. Si un licchi u culu ‘e capi ti nnà ghiri. Fatti a bilici e curri cuomu u vientu.
Mafia, partiti e pila fannu i giri. Ccà vannu e viennu “geni” nto ‘n mumientu! E mentri sti schifiati su ‘n putiri, disii chiddu chi passa lu cummientu.
Iddi annu a carni e tu ti vivi u bruoru, tu, ca si artista e brilli cuomu l’uoru, nun t’a firi di stari nta sta puzza,
mischinu tu, ca si pisci i cannuzza! Parti e c’a corda a to bilici attacca. Ma si tuorni, cu chista a tutti inchiacca!
Traduzione: A Palermo non devi starci, vuoi capirlo?/ Per i nostri artisti non c’è sorte./ se non fai il lecchino ai capi devi andartene./ Fai la valigia e corri come il vento./ Mafia, partiti e soldi turbinano./ Chè vanno e vengono “geni” in un momento!/ Mentre questi schifosi hanno il potere,/ desideri anche ciò che passa il convento./ Loro hanno carne e tu bevi brodo/ tu, che sei artista e brilli come l’oro,/ non ce la fai a stare in questo puzzo,/ povero te, pesciolino all’amo!/ parti e con un laccio lega la valigia./ Ma se torni, con questo impicca tutti! Antonio Giordano Palermo
Il Male Oscuro
E’ buio l’amor, senza fretta. E porta con sé mille vite.
Le dita, la polvere infetta, quel grigio che fu sigaretta; le gote e la bocca impietrite con stelle di già incenerite. Il pronao aguzzo e spiovente di un lugubre tempio silente che tende una mano di niente.
Antonio Giordano Palermo
I Colleghi del “Mattei”
Coi pilastri e le maschie
colonne
Portatori di odierna saggezza:
Di ben pochi turbiam la
coscienza
Or qualcuno, brandendo il
gessino,
Se l’impresa per noi val la
spesa?..:
Si procede...aspettando con
flemma,
trasformandoci in.. garruli uccelli. Paolo Iaccarino Panza d’Ischia - Napoli
Un “Genietto” in famiglia
- Hai deciso che fare da grande? – -
Voglio
fare, papà, lo Scienziato,
-
Potrai
solo capirne un pezzetto
-
Rinunciando magari al piacere - - Paolo Iaccarino Panza d’Ischia - Napoli
Rientro
Vita
Iacono Carolina Panza d’Ischia - Napoli
Ho bisogno di te amico
Quando cado,
Quando silenziosa son
Amico,
Stringimi
Ti chiedo un poco
se son scontrosa quanto ti voglio bene!
Amico caro non mi lasciare,
Se non ho voglia di parlare,
sii battito,
Cercami se io non ti cerco
Rincorrimi,
Del bene donato
Anna Lamonaca Forio d’Ischia Napoli
E tiemp bell e na’ vot:
Comm’ ern bell e tiemp e na’ vota, quann priest e matina scenneva o’ zappatore pronto pè gli a fatecà co sacco gnop a spalla e nu canist o’ raccio na marenn apprparata nu tuorzl e pane sicco e pummarola e na cipoglia accompagnata a nu fischitiell e vin che ntimp, ntiemp, zappann, zappann aveva sursià. L’aria era fresca a primma matina E se sentevano a copp a cullina A voce e l’altri contadin Ca già accummenzavano a zappà. E zappa, e zappa tutta a ghiurnata, ma u cuntadin non s’era ancor stancat perché aspettava pe spaglià ca o’ sole dint o mare si glieva a glittà. Ogni tanto se devn a voce cu l’altr cumpagn Pascà! Viciè! Giuà!- Viene a beve! Viene ‘ccà! Era na vita semplice e dura, tenevn poco e nient, ma eran cuntent! Oggi che terr song tutt abbandunat,
vulesse truà nu zappatore, ma nisciuno o’ fa chù stò mestiere! Tenimmo tutto cose, ma ci manca sempr coccos; pecchè nun canuscimm chiù a semplicità… O sole, o ciel, a terra e l’amicizia, l’hamm perdut appriess o progress E ci n’ iamm a spass, currim, ci scannammo C’affaticamm, vulessm a luna E nun avimm capit Ca pa esser felici bast nient N’ poco e sol n’faccia, na rsata cu quatt cumpagn, na famiglia, na casa ,ne poc e pace e na preghiera ca saglie verso O’cielo a Dio… Chest’ è a ricetta e la felicità!
Anna Lamonaca Forio d'Ischia Napoli
La scienza
La scienza Dono degli Dei causa dell’ offerta ripudiati. Scisma tra fede e raziocinio. Vento che scaccia le nebbie sulla conoscenza. Mezzo dell’uomo, per spiegare l’ignoto ove la legge piega il fenomeno a matematici processi. Quando la scienza sembra fermarsi Nasce speranza in scoperte future. Nulla si crea ma tutto si scopre. Eterno motore dell’umana ambizione volta al sapere e all’eterno progresso.
Giuseppe Magaldi Panza d’Ischia Napoli
Una Splendida Rosa
Son solo, per strada e triste passeggio, la neve ricopre la cima d’un faggio. Il silenzio incombe sul mondo e su me…. ….vorrei sol morire….son senza di te! Lontano io vedo, laggiù un mendicante, sta fermo, in disparte, con far supplicante. A lui m’avvicino, lo guardo e mi dice: - Lo so vuoi morire….tu non sei felice! – Che strano mi chiedo: -….Tu cosa ne sai? – Risponde quell’uomo: ‘Negare non puoi un grande dolore è negli occhi tuoi, scordarti non sai dei tuoi giorni… con lei. ’’ E così dicendo prosegue il discorso ‘’Sei stato felice nell’anno trascorso, ma se perdi un amor perché Dio te lo ha chiesto, non piangere figlio e vedrai che ben presto, se accetti il volere del Padre del cielo, tornerà in te l’amore come FIORE SU STELO.’’ Gli chiedo: ‘’Chi sei tu, che mi dici questo?’’ Ma guardando un po’ attorno m’accorgo ben presto, che l’uomo è scomparso…..ma ha lasciato qualcosa, il vecchio cappotto…….e UNA SPLENDIDA ROSA.
Fulvia Marconi Ancona
Casa mia
Vuota, deserta, te ne stai ancora ascosa, casa mia, all’ombra del fico e del noce, ritemprandomi, come allora, di dolce frescura, di tenui profumi di fior di ginestra, spiranti dal monte che ti sovrasta. Sento ancora, nelle due stanze a vela, miscugli di voci, ora gaie, ora tristi, rincorrersi nel tempo. Vedo, come flessuosi fantasmi, assonnate fanciulle, incappucciate, sotto laceri drappi pesanti, scomparire nel buio della notte gelata: vanno ad impostare, per l’indomani, quel misero pane scuro per i miei paesani affamati. Odo ancora il mio scalpitare affannoso, lo sbraitare fanciullesco
tra i compagni di gioco. Ritrovo gli ingenui giocattoli: la trottola inclinata sul chiodo arrugginito; la “carrozzella”, dalle ruote di legna, che mi trascinava, veloce, per le strade dei mondi dell’età puerile. Ora una bruma di polvere ed un velo leggero di ragna li copre! Poi mi sento quasi sfiorare da presenza irreale e provo tanta emozione; sento un profumo… E’ profumo di mamma!
Giovanni Antonio Mattera (Nino Caparossa) Ischia - Napoli
Eclisse
Anche il sole, la luna con estrema sintonia, oggi, mi hanno voltato la faccia, facendo calare su di me un’ombra totale. Ora un buio profondo penetra l’essenza del mio essere. Si avvera così, il cataclisma dell’io: brancolo tra le tenebre; ripudio la moglie; soffoco figli, parenti ed amici nella melma dell’oblio. Il Male, con l’oziosa calura di agosto, abusa di me e meteorite amorfo e già spento, mi fa rotolare sempre più in basso, fino a farmi sprofondare in uno scuro fangoso cratere. Così anche se sporco, mi affanno a risalire in cerca di acqua, di aria, di vento; ma soprattutto in cerca di luce
Agosto ‘99 Giovanni Antonio Mattera ( Nino Caparossa) Ischia - Napoli
Il contadino maestro
Mio caro maestro ti ringrazio di avermi fatto assaporare la bella campagna con i colli che la circondano e gli uccelli che svolazzano per il cielo.
Le rondini più non vengono all’amatissimo casolare; impazziscono per le vie del paese, invadono i nidi dei passeri sulle case fatte per soffrire.
Giovanni Mattera Iacono Panza d’Ischia - Napoli
Un piccolo ragazzo
C’era una volta in mezzo ad un cratere un ragazzo che donava sogni perché ci voleva salvare dai grossi squali imbestialiti dalla fame facendo intorbidare le acque con le sue ascelle bianche che lottavano per la vita. Ciao, Angelo.
Giovanni Mattera Iacono Panza d’Ischia - Napoli
Areto all’orizzonte
Sta scuparenno ‘o sole areto all’urdemo orizzonte ‘e mare. Io e te stammo ccà scaveze ‘ncopp’’a rena ancora cavera. Cu’ ‘e mmane mmane. ‘a mano toja me dice ca te siente ‘e fremmere. Me sto perdenno dint’’all’uocchie tuoje addò luceno ll’urdeme ragge d’’o sole. Me perdo dint’’e capille ca ‘o viento d’’o mare sta smuvenno. Me sto perdenno dint’a faccia toja dint’a sti vase che triemmolo. Spero ca nun sarraje ricordo. Spero ca sarraje sempre na pazzia. Spero. Voglio.
Mauro Montacchiesi Roma
Traduzione in dialetto del poeta Luciano Somma della poesia “La tua mano”
La tua mano
Il sole sta scomparendo dietro l’ultimo orizzonte sul mare. Tu ed io siamo qui, a piedi nudi, sulla sabbia ancora tiepida. La tua mano nella mia, la tua mano mi dice che il tuo corpo vibra, il tuo corpo mi dice che il tuo cuore freme. Mi perdo nei tuoi occhi, che riflettono gli ultimi raggi di sole. Mi perdo nei tuoi capelli, mossi dalla brezza marina. Mi perdo nel tuo viso e nei tuoi baci. Mi fa vacillare una forte emozione. Spero che tu non sia mai un ricordo, voglio che tu sia sempre la mia pazzia, il mio delirio. spero…voglio…
Mauro Montacchiesi Roma
A Padre Pio
Servo di Dio Padre Pio prega per me servo del servo di Dio. Umile francescano che non hai aberrato dal tuo sentiero di purezza prega per me l’Onnipotente perché anch’io così debole riesca ad abiurare per sempre la colpa. Servo di Dio Padre Pio prega per me servo del servo di Dio. Umile francescano che le sevizie degli spiriti delle tenebre su te stesso hai provato prega per me l’Onnipotente perché anch’io così fragile riesca a rimanerGli per sempre fedele. Servo di Dio Padre Pio prega per me servo del servo di Dio. Umile francescano che similmente a Cristo le seduzioni di mammona hai sconfitto prega per me l’ Onnipotente perché anch’io così umano possa un giorno gioir della sua luce. Servo di Dio Padre Pio prega per me servo del servo di Dio.
Mauro Montacchiesi Roma
O piscator O’piscator va’a pisca’ Che bellu mare guard ca’ Si nisciun o’ pruvucass zitt’ zitt Se ne stess
All’intrasatt chillu vient traditor Accummenc a suffia’, suffiann suffian o mare fa arrvutà.
O’ piscatorecerch’e fui’ ma p’ nu poc Penz e dice “si facessn doi gocce r’ acqua O mare facessn ferma’”……
O’ ciel s’è fatt scur scur……. All’intrasatt doie gocce accummencian a strizchia’ e chianu, chianu o’ mare fann ferma’…..
Che bella cosa guard’ ca’….. O’piscator pot’ pisca’ e o pan a cas e figl’ po purta’…
A natur’ è realtà, pienz e guard’ cà….. O mar è comm a primm, ch’ vuò pensà?
N’a rispost c’sta o Signor e grande E’attravers a natur t’ fa p’nsa .
Elisabetta Monti Barano d’Ischia Napoli
L’amore di Dio
Nasce un giorno dopo l’altro Il sole risveglia la natura.
Ogni creatura rispecchia il firmamento.
Tutto l’universo si affaccia E ci da conoscenza.
Pieno di gioia ammiri il tramonto Che scompare nel mare senza una meta.
Vivi nell’estasi più profonda Di una immensa realtà,
che ti ispira a pensare l’eternità con la visione di una creatura bella come il sole; che si avvicina per insegnarti il cammino della verità.
Elisabetta Monti Barano d’Ischia Napoli
La Madre
Di chi quel volto da mestizia segnato Che con occhi quasi spenti al cielo si leva? E sogna;
Di chi quella mano leggera che il capo mi avvolge e carezza Nella notte che tregenda inquieta? E sorride;
Di chi quel sorriso che appare e scompare Sul tremulo sguardo che tua vita congeda Mentre l’abito saio appresti all’ultima festa? Ed irridi alla vita
A chi quel rintocco lontano, all’ora del vespro, Che il giorno saluta mentre piega il ginocchio A silenziosa preghiera? E canta;
Era tua madre: la mia!
…Che la rosa di Gerico serrò Nel suo ultimo spasmo di vita per spremere una stilla di linfa Ai tralci assetati, onde fiori vermigli Bene auguranti alla vita da chi lascia a chi resta, Rechino supremo messaggio d’Amore.
Bruno Pippi San Vito dei Normanni - Brindisi Ritorno a Ischia
Occhi persi tra il monte e le onde del mar lo spirito si innalza. E poi ritornare in città cadere nelle paure delle strade buie. L’aria ti assale non puoi respirare. Ansia e fobia danzano intorno a te mentre una cupola avvolge sempre di più la tua anima. E poi ritornare all’isola l’aria ti avvolge leggera in una nuova musica. Ischia sei tu la più bella sei. Sognare fai solo tu sei l’amore blù. L’alba dal castello Aragonese, il tramonto dal Soccorso esalta lo spirito. Tra il sole e il mar sei tu l’incanto. Ischia sei tu la felicità di quest’anima. Carlo Pisani Casamicciola Terme - Napoli
L’incanto spezzato
Insieme ai tuoi baci mi hai fatto crescere. Il cuore batte ogni volta che sto insieme a te. L’inferno in un attimo, mille lacrime per un incanto spezzato. La tua sensualità era lo zucchero di questa vita. La tua partenza senza ritorno sotto un cielo piangente mi ha diviso il cuore. Attimi di vuoto. Sentirti dentro di me nei giorni senza te. Resterà il ricordo nel mio cuore e per la tua strada andrò. Ogni cosa che farò la farò insieme a te anche se tu non ci sei più.
Carlo Pisani Casamicciola Terme - Napoli
Il disincanto
Abbagliata di scienza vivo nell’illusione di potenza sull’orlo dell’abisso, cieco di nulla, aggrappata con le mie poche forze a quel che so e che posso sapere. Sola, fiera di essere e di bastarmi, prima di cadere. Eppure dentro me in qualche piega recondita, segreta una bambina prega che si compia il miracolo, oltre ogni speranza, ogni ragione. Perché Chi può vinca la paura nascosta e il suo dolore e che si chiami Dio, o solo amore la stringa al cuore. Ma in questa rima troppo puerile rima baciata, abusata, perversa rimane il dubbio che disperato scivola a incongrue pareti di muta eternità senza trovare appiglio, o scampo alcuno. E l’anima sprofonda nel suo stesso mistero: insieme all’universo infinito la mia piccola anima.
Elena Ruvidi Pozzuoli - Napoli
Vecchio Mare
Il mare come un vecchio lento nella risacca, sbava alla riva e sciabotta insistente: Io so, io so, io so…. Poi brontola, s’inquieta s’infuria d’onde, sbatte perché nessuno vuole starlo a sentire. Tutti allora lo guardano in silenzio stupiti, intimoriti senza capire, ché intanto ha già scordato quel che aveva da dire. S’accheta infine stanco come smarrito nel suo stesso furore, perso nella vetusta immensità delle acque.
E ritorna bambino a ciangottare sul seno bianco della rena il mare.
Elena Ruvidi Pozzuoli - Napoli
Domani i miei figli Antonio Sangervasio Roma
Io e la natura.
Antonio Sangervasio Roma
Omaggio a Marinetti
Fisicità
Motore il silenzio ci ascolta senza l’energia… angeli sorprendono. Il tuono sospeso il caso avvolse il nulla meditando l’inimmaginabile.
Maurizio Sapio San Giorgio a Cremano - Napoli
Stelle
Spesso la sera mi soffermo a guardare le stelle, sono stelle piccole ma significanti. Stelle speciali, uniche nessuna è possibile da imitare. Ogni stellami richiama alla memoria qualcosa. Alcune evocano la strage degli ebre, i quali per consolarsi guardavano le stelle, altre mi ricordano tutte le persone sia giovani che anziani che non vivono vicino a me, che mi pensano e mi vogliono bene Altre ancorami lasciano ricordare tutti i malati in special modo i bambini che giacciono in un letto di ospedale e sono disposti a donare loro stessi pur di vivere un minuto di più accanto ad una persona amata. Le stelle le posso guardare da ogni parte del mondo e tutti le possono ammirare. Io le osservo per meditare, per unirmi a coloro che sono meno fortunati.
Valentina Schiano Ciglio Serrara Fontana - Napoli ‘A scienzia ‘e mo’
Chist’anne, ‘o ruimileotto, ogni cosa se fa sempe cchiù piccerelle, satellite ca tutto acchiappano e tutto vereno, ato che granne fratello, telefonini ca ponno registrà, fotografà e quanne cose ancora, machine sempe cchiù automatiche, cchiù elettroniche, pure ‘o mutore.
Televisione a plasma e digitale ca vanno ‘nfaccia ‘a parete, arme sempe cchiù putente e precise tenute secrete, trene sempe cchiù veloci e nave grosse quanno ‘na città, computer ca fanno tutto, aje voglia ‘e te ‘mbarà.
Ma ‘o dubbio te vene ‘e ‘na scienzia sulo venale, pecchè nun troveno nu rimmerio pe’ sciogliere e calcole renale? Nun s’è capace ‘e vencere a cellula pazza ‘e nu tumore? E se ne vanno senza trattenerse ccà e meglie ricercatori.
Pe’ levà l’inquinamento ‘nce vò ‘a vuluntà e nu poco ‘e curaggio, e se ponno fa’ tanta cose bbone senza fa’ rammaggio. Quase tutte ‘e ccase se scarfano ancora cu ‘o gasolio, e pe ‘e machine e ‘a currente avvimme bisogno do ‘o petrolio.
‘A scienzia overa vene affunnata d’ ‘a riscennenza ‘e l’imperatore, ca so tant’ affamate, piscicane, coccodrille e alligatore, nun vonno ‘a pace do munno, vonno sulo scontro e ‘a ‘uerra, e ‘a scienzia bbona nun po’ maje triunfà ‘ncoppa a ‘sta terra.
‘Nce vulesse ‘na galassia nova ca sgravasse n’ato pianeta, a do tutto è perfetto, tutte so’ oneste, tutto è quiete, e pe cagnà ‘stu munno ‘nce volesse nu miraculo vero ca tutte l’interesse fossero agliuttute ‘a nu “buco nero”.
Biagio Scognamiglio Napoli
Secolo XX
Il mondo crolla, l’umanità l’aiuta.
Sogni di pace e la guerra continua.
I malati guariscono, i morti aumentano.
La Luna è conquistata ma la Terra è ancor selvaggia.
Biagio Scognamiglio Napoli
Festa della Donna 2008
Non ti regalerò un fiore,
Ti donerò
Conserverò per me le spine,
Non ti regalerò un fiore
Don Pasquale Sferratore Forio d’Ischia - Napoli
Non posso dirti: Addio!
Lo so che aspetti
No! Dovrei
No, preferirei piuttosto
morire.
Non invocar neppure la mia
morte
Non posso dirti: addio;
Don Pasquale Sferratore Forio d’Ischia - Napoli
Befana 2008 Crema affumicata
Tanto tempo fa, nel sogno mio, vedo giorni felici. Con mio fratello, occhi sgranati, ci stringevamo attorno ad un sacchetto gonfio della vecchia Befana. Con ansia nelle mani frugavamo sul fischietto, l’arancia, i mandarini, pane e ricotta. Mamma preparava un “caffè” lungo fatto con l’orzo. Gridavamo felici fischiando per la casa. Un anno… i miei otto, la “vecchia” fu aiutata. Dopo il turno di lavoro rincasò mio Padre con misterioso pacco. Svolgendolo ci disse d’aver avuto in dono morbida crema d’uovo. Golosità unica! Mi feci avanti
e mio Padre continuò dicendo che in cucina s’era fatto sì gran fumo che n’esaltava il gusto. Mio fratello con lo sguardo poco sopra il tavolo s’avvicinò col dito e l’assaggiò d’un tratto. Ah,no…com’è cattiva, bruciata non la mangio. Io presi la scodella : Mamma, la mangio io. Per farmi bello e bravo , ma la volevo proprio per fame e per il gusto. Quasi finita, dissi: Ne vuoi un po’ Mamma? Tanto tempo dopo seppi da lei che alla mensa dei capi l’avevan rifiutata, il cuoco pensò a mio Padre; l’error suo, per me, si fece dono.
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Marco Vinci Roma
Teoremi
Teoremi sciolti
Michela Zanarella Cittadella – Padova
Notturni di mare
Michela Zanarella Cittadella – Padova
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